Germania, uragano Angie affonda anche il galeone dei Pirati

Pubblicato il 24 settembre 2013 da redazione

BERLINO. – La socialdemocratica Spd relegata al suo secondo peggior risultato di sempre. I Verdi sotto ogni aspettativa, superati perfino dalla sinistra radicale della Linke. I liberali della Fdp spariti dal parlamento. Ma non sono tutte qui, le vittime dell’uragano Angie, che nel mare magnum della politica tedesca ha affondato anche il galeone dei Pirati, una meteora nel panorama politico federale. Dopo il misero 2,2% racimolato nelle elezioni di domenica, ben al di sotto della soglia di sbarramento fissata al 5%, il presidente del partito, Bernd Schloemer, ha annunciato le proprie dimissioni. La notizia è stata, come si confà a un vero pirata, affidata alle onde del web. ”Ciao #Pirati. Per me è finita. Mi ritiro. Grazie per i bei quattro anni e mezzo passati alla direzione del partito”, ha scritto su Twitter il dimissionario Schloemer, eletto alla guida dei Pirati nell’aprile del 2012. Con lui lasciano anche i vice Sebastian Nerz e Klaus Peukert. In due anni il movimento tedesco degli arancioni (dal colore della loro bandiera, molto simile a quello della Cdu) è passato dall’essere lo spauracchio dei grandi partiti popolari, che continuavano a perdere consensi, a un piccolo movimento che i rilevamenti elettorali relegano nel famigerato gruppo degli ”Altri”. Due anni fa, a settembre, quindici Pirati entravano con il coltello tra i denti nel senato del Land di Berlino, dopo aver ottenuto l’8,9% dei consensi. Certo, Berlino è Berlino, si diceva allora: non proprio un campione attendibile per il resto del Paese. Però nei sondaggi a livello federale un elettore su cinque si diceva potenzialmente pronto a votare per gli arancioni. Che sembravano poter portare un’ondata di freschezza in un panorama politico un po’ asfittico, senza slanci, né visioni. Di lì l’ingresso in altri tre Laender, con i sondaggi che nel 2012 li davano sopra il 10% Poi qualcosa è andato storto. Molto. Per mesi gli arancioni sono finiti sui giornali più per i loro litigi, per discussioni strampalate e proposte esotiche, poco appetibili per il posato elettore tedesco medio. Grazie a loro è entrato di diritto nel lessico politico nazionale il termine shitstorm, tempesta di m… L’ultima opportunità di risalire nei sondaggi l’hanno persa con lo scandalo internazionale del datagate, per l’incapacità di suscitare un dibattito coinvolgente. Sarebbe stato un gancio perfetto per i temi cari ai Pirati: la sicurezza della rete, la difesa dei diritti civili e della privacy. Per qualcuno, forse troppo ingeneroso, hanno sbagliato un rigore a porta vuota. Con i galeoni sulle secche, i Pirati si riuniranno in congresso a novembre a Brema. Il presidente dimissionario non si candiderà di nuovo per favorire una discussione aperta sulla sua successione, spiega una portavoce. Come possibili successori si parla del brillante deputato al Senato berlinese, Christopher Lauer, e dell’ex segretaria Marina Weisband, intelligente e affascinante giovane pirata, che era riuscita ad attirare su di sé le attenzioni di media ed elettori. Chiunque sarà eletto alla guida dei Pirati, dovrà trovare di nuovo il vento giusto. Cercando di evitare, la prossima volta, l’uragano Angie.

(Matteo Alviti/ANSA)

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