Telecom: Letta: “Difenderemo la rete, tuteliamo l’occupazione”

ROMA – Il Governo considera la rete di Telecom Italia ”strategica”, non intende perderla e vuole garanzie sulla salvaguardia dei livelli di occupazione del Gruppo. Il giorno dopo il blitz spagnolo su Telecom e la levata di scudi della politica contro il passaggio del controllo del Gruppo a Telefonica, il premier Enrico Letta fa il punto e, pur affermando che ”i capitali non hanno passaporto”, chiarisce che la rete telefonica é strategica per il Paese e non può essere perduta. Anche perchè, in un ‘giorno dopo’ complesso in cui Franco Bernabè è stato anche ricevuto dal presidente Napolitano, il Copasir lancia l’allarme di una sicurezza nazionale a rischio.

Appare più concreta quindi la possibilità di scorporo della rete telefonica dal resto delle attività del Gruppo.

– C’era un lavoro per adattare la norma che consente di intervenire per tutelare gli interessi strategici anche per le società non controllate dallo Stato – spiega il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni – Questi lavori saranno accelerati.

Ma – secondo il ministro – sono diverse le ipotesi si può separare la rete o adottare regole di governance particolari sulla stessa rete.

– Se per scorporo della rete si intende separazione societaria – ha detto invece il vice ministro alle Comunicazioni Antonio Catricalà – questa si può imporre con una legge: quello che non si può fare è un esproprio senza indennizzo.

Anche se, avverte, l’Esecutivo spera che l’imposizione non sia necessaria. Un passaggio, quello del controllo della rete Telecom a Telefonica, che come detto è impensabile per il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi.

– Pone seri problemi di sicurezza nazionale – sostiene – visto che la rete Telecom è la struttura più delicata del Paese, attraverso cui passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani ed anche quelle più riservate.

Il tema della perdita dell’italianità resta ora ai margini del dibattito, lasciando spazio invece a timori più concreti, non solo per la rete e la sicurezza nazionale. Forte preoccupazione per l’operazione è stata espressa dai sindacati che hanno chiesto unitariamente un incontro ”urgente” al presidente del Consiglio.

”La modifica dell’azionariato di Telecom Italia – scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Camusso, Bonanni e Angeletti – provoca conseguenze rilevantissime su tutto il comparto delle telecomunicazioni, settore strategico per il futuro del nostro Paese”. La preoccupazione è grande sia sotto il profilo industriale che occupazionale per un Gruppo che in meno di 20 anni è passato da circa 120.000 lavoratori a 56.000 (45.000 se si considera solo la Telecom Italia spa, circa 83.000 comprese il resto delle attività all’estero).

– Potrebbero essere a rischio oltre 16.000 posti di lavoro – dice preoccupato il segretario generale della Slc-Cgil Michele Azzola – se si rinuncerà al customer care interno (circa 10.000 persone) e al settore dell’informatica che probabilmente Telefonica non avrà interesse a utilizzare perché punterà ad usare il suo. Ci sono poi altre centinaia di persone nelle varie direzioni che potrebbero essere in esubero a causa della cessione delle controllate in America Latina.

Per martedì è prevista un’informativa del Governo alla Camera su Telecom anche se Catricalà sottolinea che l’Esecutivo ”è stato avvertito a cose fatte”’. ”

– Questo straordinario interesse per Telecom – ha detto ieri mattina il presidente di Telecom Franco Bernabè – non mi sembra il sentimento che ha ispirato finora il sistema Italia. Se si parla di sistema sarebbe stato necessario un consenso più unanime e organico sugli obiettivi di Telecom.

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