Telecom, l’allarme di Copasir: in pericolo la sicurezza nazionale

ROMA – Non è solo un pezzo – l’ennesimo – di made in Italy che passa in mano straniera. La cessione del controllo di Telecom agli spagnoli di Telefonica “mette in gioco la sicurezza nazionale”. A lanciare l’allarme è il presidente del Copasir Giacomo Stucchi, che invoca chiarezza sull’operazione.

– Se il Copasir ci chiederà un’audizione sulla vicenda – commenta il ministro per i rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini – il Governo andrà ovviamente a riferire.

La rete Telecom, sottolinea Stucchi, “è la struttura più delicata del Paese”.

– Attraverso di essa passano tutte le comunicazioni dei cittadini italiani, della pubblica amministrazione, delle imprese ed anche quelle più riservate. Dunque – aggiunge – serve una riflessione approfondita su questo tema che sottoporrò all’attenzione dei colleghi del Comitato, insieme alla richiesta di audizione del direttore del Dis, Giampiero Massolo.

L’azienda di telefonia nazionale, dunque, è la posizione del mondo dell’intelligence, non va trattata come una qualsiasi impresa italiana obiettivo dello shopping straniero, dagli storici marchi della moda a quelli industriali alle squadre di calcio. Telecom Italia fa parte delle cosiddette ‘infrastrutture critiche’ del Paese, come le reti di distribuzione dell’energia, dell’acqua, le comunicazioni, i trasporti. Gestisce informazioni sensibili. E, dunque, va tenuta saldamente in mano italiana. Senza dimenticare, tuttavia, che il caso Datagate ha già fatto emergere la vulnerabilità delle telecomunicazioni nazionali, indipendentemente dalla proprietà della rete.

– Noi – ricorda il presidente del Copasir – siamo tenuti ad esercitare un controllo ferreo ed abbiamo precise responsabilità in situazioni in cui c’è il dubbio che possa venire compromessa la sicurezza dei cittadini: abbiamo l’obbligo di acquisire tutte le informazioni utili e sollecitare interventi. Per questo vogliamo capire tutti i dettagli di un’operazione ancora non chiara.

Chi arriva dall’estero, come nel caso di Telefonica, ragiona Stucchi, “potrebbe facilmente non mettere tra le sue priorità la salvaguardia degli interessi dell’Italia. Dobbiamo quindi individuare i pericoli cui può andare incontro tutto il sistema Paese quando ci sono trasferimenti di proprietà”.

Proprio Telecom, negli anni scorsi, è stata al centro della vicenda dei cosiddetti dossier illegali, che ha coinvolto – tra gli altri – l’ex capo della sicurezza dell’azienda, Giuliano Tavaroli e l’agente del Sismi (attualmente Aise) Marco Mancini. Una vicenda sulla quale il Governo ha posto il segreto di Stato, tanto per dare un’idea della delicatezza della materia.

Anche per il generale Leonardo Tricarico, che, in qualità di ex consigliere militare di tre diversi premier, è stato anche responsabile dell’Unità di crisi di palazzo Chigi, “prudenza vuole che un sistema vitale per l’ordinato funzionamento di un Paese in tutte le sue articolazioni non finisca in mani straniere, amico od alleato che sia; l’interesse nazionale, anche in Europa, purtroppo ancora prevale sul resto”.

– Difendere dunque l’italianità della rete Telecom – conclude il presidente del Copasir – non è fare del protezionismo, ma tutelare un asset strategico del Paese. Sono evidentissimi i profili di rischi per la sicurezza nazionale.

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