Europa, Europa e ancora Europa

Pubblicato il 28 settembre 2013 da redazione

NEW YORK: Nell’austero salone della Low Memorial Library, il Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta ha tenuto una conferenza dal titolo “European Governance and Italy’s role”. Nella sala gremita di studenti e docenti Letta, in un perfetto inglese, ha spiegato le ragioni per cui è importante costruire un’Europa più forte, più moderna, capace di parlare ai giovani e di dare risposte adeguate ai problemi attuali.
Il nostro Presidente del Consiglio è stato presentato dal professore di storia dell’arte e Direttore dell’Italian Academy,David Freeberg, che ne ha tessuto le lodi per il lavoro che sta svolgendo al timone del paese, e che ha messo l’accento sull’importanza delle relazioni tra la Columbia University e l’Italia. Freeberg ha anche parlatodel ruolo fondamentale che ha saputo ritagliarsi nel paese la nostra comunità.
Letta nel suo intervento è partito dalle conseguenze della crisi economica.
– La crisi economica che dagli Stati Uniti è rimbalzata in Europa e nel resto del mondo – ha detto – ha messo in evidenza innanzi tutto la debolezza dell’Europa cosí come è strutturata oggi. Ci ha fatto capire che bisogna non soltanto renderla più forte ma anche più moderna ed efficace.
Ha poi parlato del ruolo fondamentale che avrá l’Italia quando assumerá, a luglio del 2014, la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, praticamente in concomitanza con le elezioni europee e quindi in un momento di grandi cambiamenti.
– Sarà un semestre particolarmente incisivo – ha spiegato il Premier – che ci darà l’opportunità di promuovere una politica di crescita piuttosto che di austerity, allo scopo di favorire la ripresa delle nostre economie, e la creazione di nuovi posti di lavoro.
Letta ha parlato anche dell’importanza della permanenza del Regno Unito all’interno dell’Europapuntualizzando che sará necessario aiutare il governo britannico a spiegare al suo popolo le ragioni per cui vale la pena essere in Europa.
– Ma tutti noi – ha poi aggiunto – dovremo essere capaci di dimostrare ai nostri cittadini, con i fatti, che più Europa significa più crescita, più opportunità di studio e di lavoro per i giovani, più espansione per i nostri imprenditori”.
Molte le domande che sono seguite all’intervento e a tutte il Premier italiano ha risposto in maniera esaustiva. Ha parlato della crisi politica italiana, della necessitá di rivedere la politica di immigrazione per dare maggiore spazio alla solidarietá, di politica internazionale. Europa, Europa e ancora Europa è stato il suo mantra e ad un alunno ha detto che l’Europa è l’unione delle minoranze.
Alla Columbia University abbiamo visto il leader di un paese moderno, colto, capace di guardare avanti. Il Letta che ha parlato di Europa, di Italia, di futuro, di quel futuro che lui stesso ha chiamato “my dream” il mio sogno, è apparso molto lontano dalla realtà politica italiana, di una intera classe politica che ruota attorno ad un leader ormai in decadenza. Poche volte è apparsa tanto stridente la differenza tra il vecchio e il nuovo, tra un leader che cerca di guardare avanti e un altro che invece vorrebbe trascinare con sé, nel baratro, un paese che invece è visto all’estero ancora con rispetto e interesse.
L’amarezza per le ripercussioni negative che hanno avuto le notizie italiane sul suo sforzo di promozione dell’Italia in un consesso tanto importante come quello delle Nazioni Unite, Enrico Letta l’ha mostrata nel corso della conferenza stampa che si è tenuta subito dopo all’interno dell’Italian Academy sempre alla Columbia University.
Basterebbe guardare il bellissimo spazio nel quale opera l’Italian Academy per capire l’importanza che ha questo istituto all’interno dell’Universitá. La sua storia risale al 1927, anno in cui fu inserita nella Columbia University la “Casa Italiana” in un edificio donato dalla comunitá italiana. Uno dei suoi primi direttori è stato il famoso scrittore Giovanni Prezzolini.
La nostra comunitá ha sempre contribuito al suo mantenimento e oggi l”Academy è punto di incontro del meglio del nostro paese con il mondo accademico, politico e culturale degli Stati Uniti.

Mariza Bafile
Foto di Flavia Romani

 

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