Alfano prova l’affondo per il controllo del partito

Pubblicato il 02 ottobre 2013 da redazione

ROMA  – Il primo round, per la stabilità di governo, l’ha vinta Angelino Alfano, l’hanno vinta le colombe. Il secondo round, per il controllo del partito, è appena iniziato.

Quando una delle giornate più “drammatiche” dell’era berlusconiana volge al termine, il Pdl è ancora in piena guerra. Dopo lo scontro fratricida al Senato, con Silvio Berlusconi costretto alla ‘resa’ da uno strappo che neanche più il suo carisma riesce a ricucire, la scissione è pronta, a partire da due gruppi autonomi alla Camera e al Senato. Ma per ora resta in stand by, nell’attesa del confronto tra Alfano e Berlusconi.

E’ lui, il segretario, al centro della scena. Alfano va fino in fondo, non segue più il suo padre politico e lo costringe a ripiegare sul sostegno al governo Letta. Il Cavaliere prova fino all’ultimo a tenere il punto. Ma la costola di senatori (le firme sono 23, ma destinate forse a crescere) pronta a staccarsi dal partito, formare un nuovo gruppo (‘I popolari’, esulta Roberto Formigoni) e battezzare una nuova maggioranza, costringe Berlusconi alla retromarcia. Per restare in partita e, raccontano, provare a contenere i danni. Ma nei fatti il Pdl è già scisso.

– C’è un punto di riferimento comune che è Berlusconi – dice Gaetano Quagliariello – ma ci sono due classi dirigenti incompatibili.

I falchi da un lato, le colombe dall’altro. Con le colombe alfaniane che, dopo la vittoria sul fronte delle larghe intese, vogliono provare a sottrarre Berlusconi alla morsa degli ‘estremisti’ e ‘de-falchizzare’ il partito. E i falchi alla Santanchè, Verdini, Bondi che ingoiano il boccone amaro del governo malignamente ribattezzato Letta-AlFini, ma faranno di tutto per non perdere posizioni:

– Le guerre son fatte di tante battaglie…

Alfano, racconta chi gli è stato vicino in queste ore, non ha intenzione, nonostante le pressioni in questa direzione, di portare a termine il ‘parricidio’ di Berlusconi. Piuttosto, ha deciso di condurre fino in fondo la battaglia per prendersi il partito. E per dedicarsi ad essa, racconta qualcuno, starebbe anche valutando l’ipotesi di dimettersi da ministro dell’Interno, restando vicepremier e segretario a tempo pieno.

E’ dunque questo che Alfano chiederà al Cavaliere: che gli consegni, sotto la sua egida, le chiavi del partito. Anche perché il divorzio oltre che doloroso, ragionano i ‘non schierati’, sarebbe molto complicato, a partire dal fatto che in base allo statuto il segretario è l’unico che può utilizzare il simbolo, ma la proprietà è del presidente Berlusconi. Per questo ieri in serata arriva una frenata sulla nascita dei gruppi autonomi.

In mattinata non solo al Senato, ma anche alla Camera i ‘dissidenti’ si riuniscono (facendo pesare la loro assenza alle assemblee dei gruppi con Berlusconi) e firmano per la formazione dei nuovi gruppi parlamentari. Ci sono 23 firme al Senato, 24 alla Camera. Per la nascita di due contenitori destinati, in prospettiva, a calamitare non solo nuove adesioni di ‘moderati’ dall’interno del Pdl, ma anche dall’esterno, dalle fila centriste. Formigoni e Cicchitto sono i più entusiasti promotori dell’iniziativa. Alla Camera non solo vengono resi noti i nomi, ma la decisione viene comunicata alla conferenza dei capigruppo.

Poi, però, arriva la frenata. Nasce il giallo. Perché i ministri De Girolamo e Lupi smentiscono di essere tra i sostenitori dei nuovi gruppi. E aumentano le pressioni verso i più impazienti perchè si prenda tempo. Il tempo per Alfano di giocare la sua partita e provare a prendersi il Pdl. Quando è notte, i ‘dissidenti’ (ciellini, siciliani, ex socialisti, ex dc ma anche ex aennini) si riuniscono per decidere sul da farsi. Ma intanto, anche le altre anime del partito sono pronte a muoversi. Si parla di un documento per l’unità di chi adesso si trova ‘in mezzo’ e vuole evitare la scissione. Ma anche di una possibile rottura al contrario dei falchi, con nuovi gruppi sotto le insegne di Forza Italia.

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