Usa-Venezuela: è guerra di espulsioni

WASHINGTON – Tensione alle stelle.  Cortocircuito diplomatico tra Stati Uniti e Venezuela. Uno scontro che va avanti da anni, ma che ora si gioca nella scacchiera politica a colpi di espulsioni di personale diplomatico tra Washington e Caracas. Nelle ultime ore il governo americano ha deciso la cacciata dell’Incaricato di affari venezuelano, Calixto Ortega; della Segretaria dell’Ambasciata, Monicas Sànchez e del Console a Houston, Marisol Gutièrrez. Un gesto chiaramente di rappresaglia (nel linguaggio diplomatico si parla di “reciprocità”) dopo l’espulsione da parte di Caracas di tre diplomatici dell’ambasciata Usa accusati di sabotaggio economico ed ‘intelligenza’ con l’opposizione.

La notizia, data da fonti della Casa Amarrilla, è stata subito confermata da Washington. Stando al ministero degli Esteri, altri due venezuelani sarebbero stati espulsi dagli Stati Uniti. Il governo, con una nota, “si oppone all’espulsione dell’incaricato d’affari della Repubblica bolivariana del Venezuela a Washington Calixto Ortega Rios, della seconda segretaria dell’ambasciata Monica Sanchez e della console a Houston Marisol Gutierrez”.

Ma gli Stati Uniti hanno confermato la decisione e  indicato che i tre diplomatici hanno ora 48 ore per lasciare il Paese (le stesse 48 ore date dal Venezuela ai funzionari nordamericani accusati di spionaggio e complotto).

”È disdicevole che il governo venezuelano abbia ancora una volta deciso di espellere funzionari statunitensi sulla base di accuse infondate, cosa che prevede azioni di ritorsione”, ha detto da parte sua un responsabile del Dipartimento di Stato americano.

Come si ricorderà, tutto è iniziato giorni fa, quando il presidente Nicolas Maduro, annunciava  in tv la cacciata dei diplomatici Usa, accusandoli di aver avuto incontri con l’estrema destra e di aver cospirato. E con un colpo ad effetto ha mostrato in televisione un video ”con le prove del complotto”, in cui si vedono i tre diplomatici che escono dalla sede  dell’Ong Sumate. Una mossa respinta subito dall’ambasciata Usa che ha ricordato come l’ambasciata ”mantenga contatti regolari con tutte le forze politiche” del Paese.

Insomma, scontro totale,  dagli sviluppi imprevedibili.

 

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