Orrore in Madagascar linciati perché trafficavano organi

ROMA. – Orrore in Madagascar. Le tre macabre esecuzioni sono avvenute a diverse ore di distanza l’una dall’altra: le prime due sulla spiaggia d’Ambatoloaka, lingua di sabbia bianca della principale stazione balneare dell’isola di Nosy Be, uno dei poli turistici sulla costa nordoccidentale del Madagascar. L’ultima in un quartiere periferico della cittadina. Le violenze della popolazione locale erano cominciate in seguito alla scomparsa del piccolo. Un gruppo di persone aveva assaltato un commissariato di polizia dopo l’arresto di un uomo in relazione al caso e negli scontri una persona era rimasta uccisa. Poi si era scatenata una vera e propria caccia all’uomo, contro i “vazaha” (gli stranieri europei in lingua malgascia), hanno riferito fonti della sicurezza locale. Ma è nelle prime ore del mattino, dopo la scoperta del corpo del piccolo – con i genitali e la lingua tagliati -, che si è scatenata la ferocia degli abitanti dell’isola. Una violenza a dir poco inaudita. La rabbia della gente si è indirizzata verso due stranieri, accusati di avere rapito e ucciso il bambino. I due occidentali sono stati circondati e sotto tortura – riferiscono fonti locali – avrebbero confessato di essere i responsabili dell’omicidio, ma anche di trafficare organi. Conferme in tal senso, stando ai media locali, sono arrivate anche da altri testimoni che hanno riferito del ritrovamento di organi umani all’interno di un frigorifero nel palazzo dove abitavano i due stranieri. La folla ha quel punto ha già deciso: i “vazaha” vengono impiccati e poi bruciati, secondo alcune fonti addirittura da vivi, come ha confermato il commissario di polizia di Nosy Be Hell-Ville, Honoya Tilahizandry. La gendarmeria non ha però precisato se il presunto traffico d’organi sia legato alla stregoneria o ad altre pratiche. Poi in serata l’orrore si ripete e una terza persona, un malgascio, viene linciata davanti ad una folla di trecento persone in delirio. Secondo fonti locali la vittima sarebbe lo zio del bimbo mutilato ed ucciso. Sull’identità delle prime due vittime, Sebastien e Roberto, invece c’è ancora mistero. Sebbene la polizia locale le abbia identificate come francesi, Parigi ha confermato che solo una delle due è di nazionalità francese. Ma è sulla seconda vittima che le cose si complicano. La Bbc online, che cita alcuni residenti del resort di Nosy Be, ha scritto che uno dei due uomini linciati potrebbe essere un italiano, mentre un ristoratore malgascio, sentito dall’Afp, ha ipotizzato che potrebbe trattarsi di un italo-francese. Indiscrezioni queste che al momento non hanno trovato conferma alla Farnesina. Ancora sconosciuta la terza vittima. “Ci affidiamo alla giustizia malgascia affinché faccia luce sulle circostanze esatte dell’accaduto e prenda le misure necessarie per assicurare la sicurezza dei nostri residenti sul posto”, ha fatto sapere Philippe Lalliot, portavoce del Quai d’Orsay. Parigi ha inoltre raccomandato ai suoi connazionali presenti a Nosy be di non spostarsi e ha fatto chiudere temporaneamente la scuola francese dell’isola. Gli episodi di criminalità sono aumentati considerevolmente nell’isola dopo il colpo di stato, avvenuto all’incirca quattro anni fa, che ha portato al potere il presidente Andry Rajoelina, e che ha fatto sprofondare il Paese in una gravissima crisi economica. Altro dato inquietante è la giustizia fai da te – scrive il sito di France24 – visto che i linciaggi pubblici “non sono una rarità in Madagascar”, in particolare nei confronti di presunti ladri o nel caso di omicidio.

Quando la folla inferocita si fa giustizia da sola
Dal caso dei tre uomini bruciati vivi, due cittadini europei e un malgascio, dalla folla inferocita in Madagascar, perché sospettati di traffico di organi dopo la scomparsa di un bambino di otto anni, a quello del pestaggio dell’assassino di un bimbo albino in Burundi, a quello del giovane “intoccabile”, in India che non può amare una sua coetanea di casta superiore. Non sono rari gli episodi, in varie parti del mondo, in cui la folla si fa giustizia da sola su coloro che considera autori di reati impuniti. – 6 marzo 2013, Iraq: a Bani Saad, una località vicino a Baquba, l’esasperazione degli abitanti è arrivata al limite dopo una serie di attentati subiti dall’inizio dell’anno e una folla imbestialita ha ucciso a percosse il presunto responsabile di un attentato, in cui sono morte tre persone e rimaste ferite altre 17. – 13 gennaio 2013, Mali: un caso di duplice linciaggio nella stessa giornata. Il reporter ugandese Kader Touré è stato picchiato a morte dagli integralisti con l’accusa di lavorare per il nemico. Allora la popolazione di Gao, città del nord est del paese per reazione ha ucciso un capo jihadista. – 22 dicembre 2012, Pakistan: in un piccolo villaggio di Seeta, nella provincia pachistana di Sindhun, un uomo sospettato di aver dato fuoco a una copia del Corano è stato linciato dalla folla e bruciato vivo. – Il 3 agosto del 2011, India: nove scippatori sono stati linciati a morte dalla folla in un villaggio vicino a Bangalore. Il linciaggio è avvenuto in due luoghi diversi nel distretto di Chikkaballapur e ha coinvolto centinaia di residenti che hanno voluto dare una dura lezione al gruppo di giovani sospettati di diversi furti nella zona. Dei nove solo due sono sopravvissuti. – 13 settembre 2010, Uganda: un giornalista freelance ugandese è stato linciato dalla folla a Kampala. Paul Kiggundu stava filmando l’assalto da parte di un gruppo di tassisti di motocicli all’abitazione di un uomo accusato di avere ucciso uno dei loro colleghi. I tassisti avevano paura che Kiggundu potesse fornire il video alla polizia. – 2 gennaio 2009, Burundi: un uomo, ritenuto responsabile, insieme a due suoi complici, dell’assassinio di un bambino albino di otto anni, è stato linciato dalla folla. Il bimbo è stato trucidato nella notte tra il 29 ed il 30 dicembre, per amputargli le braccia e una gamba. In quell’area dell’Africa Orientale non sono rari i casi di albini uccisi e smembrati. I loro organi sono molto richiesti dagli stregoni per confezionare pozioni e amuleti. – 23 novembre 2008, India: nello stato del Bihar, a Dalit, un ragazzo di 15 anni della casta degli “intoccabili” che ha “osato” scrivere una lettera d’amore a una coetanea dello stesso villaggio ma di casta superiore è stato vittima della furia collettiva del suo villaggio, dove la folla l’ha picchiato e gettato sotto a un treno.