Iran, nuova scarcerazione eccellente, libero Saharkhiz

ROMA. – Una foto può valere più di mille parole. Ed è stata proprio una foto, pubblicata dal figlio su Twitter, a certificare una nuova eccellente scarcerazione ordinata dal presidente iraniano Hassan Rohani: quella di Issa Saharkhiz giornalista e figura politica di rilievo finito in disgrazia, come tanti altri, dopo i disordini del 2009. Un rilascio, quello di Saharkhiz, che si pone come un ulteriore tassello del nuovo corso moderato inaugurato da Rohani in politica estera e interna. E che, tuttavia, continua a trovare la ferma diffidenza di Israele, che anche ancora una volta ha ribadito la sua linea dura sul nucleare. Quello di Saharkhiz è un nome piuttosto noto in Iran. Giornalista ed ex corrispondente dell’agenzia Irna a New York, era stato a capo del Dipartimento stampa del ministero della Cultura e guida islamica durante il governo del presidente riformista Mohammad Khatami. Poi, aveva lavorato per la campagna elettorale di Mehdi Karrubi per le elezioni del 2009, quelle della contestatissima vittoria di Mahmud Ahmadinejad e dei successivi, violenti disordini. La repressione che ne seguì colpì anche Saharkhiz, che finì condannato a 5 anni di prigione. Venti mesi fa, il trasferimento in un ospedale di Teheran a causa delle sue cattive condizioni di salute fino all’arrivo di Rohani e al suo rilascio, sancito due mesi prima che la pena fosse completata. Una foto, che lo ritrae sorridente seduto sul divano di casa, è stata pubblicata su Twitter dal figlio – che vive nel New Jersey – questa mattina, venendo poi inondata da messaggi di congratulazioni. Anche perché sembra che le promesse elettorali di Rohani stiano prendendo forma. Il mese scorso il neo-presidente ha ordinato il rilascio di 15 dissidenti, tra i quali Nasrin Sotoudeh, l’avvocatessa Premio Sakharov 2012 che aveva difeso attivisti per diritti umani come Shirin Ebadi. E per il 24 ottobre è stata annunciata la scarcerazione di 80 detenuti tra i quali, secondo un sito d’opposizione iraniano, potrebbero figurare anche gli ex rivali di Ahmadinejad Mussavi e Karrubi. Ma se il nuovo corso di Rohani ha facilitato il disgelo con gli Usa, Israele resta a dir poco guardingo. Il premier Benyamin Netanyahu ha invitato l’Ue ha mantenere il pugno duro sul nucleare, nonostante le recenti aperture di Teheran. “Le sanzioni non vanno allentate finchè non sarà smantellato il loro progetto nucleare militare”, ha affermato Netayahu che, secondo un sondaggio, ha dalla sua parte la maggioranza degli israeliani. E ieri, parlando alla Bbc farsi – molto seguita nel Paese sciita – il premier si è rivolto così agli iraniani: “Se Teheran raggiungerà le armi nucleari, il popolo iraniano vivrà in schiavitù per sempre”.

(Michele Esposito/ANSA)

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