Carceri, l’ira di Napolitano: “C’é chi se ne frega del Paese”

Pubblicato il 08 ottobre 2013 da redazione

ROMA – Quello di Berlusconi, sta diventando ”un pensiero fisso”, quasi una sindrome dilagante – e non solo tra i grillini – che ritarda la soluzione dei problemi del Paese. Basta pensare solo a lui mentre decine di migliaia di famiglie vivono il ”dramma” delle carceri. ”Inumane” al punto di provocare una condanna della corte europea dei diritti dell’uomo che ”umilia” l’Italia. Esplode così, in serata, la rabbia di Giorgio Napolitano quando a Cracovia legge le agenzie che riportano le prime reazioni al suo messaggio alle Camere, il primo in quasi otto anni al Quirinale.

”Non capiscono”, sussurra mentre monta l’indignazione contro le prese di posizione di M5S che mettono in dubbio l’onestà morale del presidente della Repubblica legando a doppio filo il nome di Berlusconi al messaggio sulle carceri. Fino a esplodere quando tornando da una riunione internazionale di capi di Stato vede i giornalisti che subito gli fanno notare come in Italia si parlasse già di amnistia ”pro-Berlusconi”.

– Coloro i quali pongono la questione in questi termini, vuol dire che sanno pensare solo a una cosa, cioè alle sorti del Cavaliere. Vuol dire – aggiunge subito Napolitano visibilmente indignato – che se ne fregano degli altri problemi del Paese e di quelli della gente. Quelli che dicono così – aggiunge – non sanno quale tragedia è quella delle carceri italiane.

Una bordata a M5S, pur mai nominato dal presidente. Immediata e altrettanto dura la replica del movimento che definisce Napolitano ”indegno” del suo ruolo e ne chiede le dimissioni.

“È lui che se ne frega…..delle opposizioni”, gli risponde, ad esempio, il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Il presidente è ”ineccepibile”, fa sapere Enrico Letta confermando ancora una volta la sintonia palazzo Chigi-Colle.

L’accusa di Napolitano è in realtà un altolà dedicato ai 5 stelle ma che il Colle lancia ‘erga omnes’, quasi anticipando piccoli distinguo e perplessità che fanno capolino tra le forze politiche, specialmente nel centro-sinistra. Se le reazioni sono state di difesa dell’operato del Colle, anche nel Pd circolano sottotraccia retropensieri non dissimili da quelli dei pentastellati. Infatti se dal Pdl esce un convinto sì alle richieste del presidente è Sandro Bondi a rendere esplicito il problema che cova sotto la cenere del governo di larghe intese citando l’onorevole Leva, responsabile giustizia del Pd: per cui eventuali provvedimenti di clemenza ”dovrebbero valere per tutti, sopratutto per delinquenti e criminali, ma non per il Presidente Berlusconi responsabile al massimo di una infrazione amministrativa”. Ciò detto, il Pdl rimane compatto nel difendere Napolitano dal M5s.

– L’attacco dei 5Stelle a Napolitano é farneticante – spiega con nettezza Fabrizio Cicchitto. Forse anche per questo il presidente oggi ha proseguito indefesso nel suo lavoro di sminamento politico, prima gettando acqua sul fuoco sulle fibrillazioni partite sull’Imu, quindi ricordando – non senza malizia – che ”solo i ciechi”, dopo la fiducia ampia confermata al Governo Letta, potrebbero non vedere come il clima si sia ”rasserenato”. E proprio in virtù di questo rasserenamento che Napolitano ha scelto di lanciare proprio iri il messaggio alle Camere, consapevole della portata del suo atto. Sí perchè, si sottolinea tra i collaboratori del presidente, l’idea di portare all’attenzione del Parlamento il problema delle carceri e la conseguente necessità di varare un indulto (provvedimento su cui è incardinato il ragionamento del capo dello Stato), viene proprio da lontano. Dalle diverse visite compiute da Napolitano (San Vittore e Poggioreale, le più recenti), dai tanti colloqui con gli esperti del settore e dalle cifre raccapriccianti del sovraffollamento degli istituti penitenziari e del numero dei suicidi in prigione. Altro che Berlusconi, quindi. E poi, si ragiona qui a Cracovia dove Napolitano sta avendo una serie di colloqui con diversi presidenti europei, i provvedimenti di clemenza sono come un abito che il Quirinale sollecita ma il sarto è il Parlamento.

– Sono le forze politiche a decidere il taglio della giacca, il numero delle tasche e il colore dei bottoni – si ricorda.

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