La crisi ‘morde’: pochi soldi e meno prestiti, ora si taglia sul cibo

Pubblicato il 08 ottobre 2013 da redazione

ROMA  – E’ la ‘tempesta perfetta’: meno soldi, oppure gli stessi ma con minore potere d’acquisto, banche sempre meno disponibili a concedere prestiti e peso delle tasse alle stelle. Così gli italiani continuano a tagliare, ormai anche sui beni di prima necessità. E il carrello è sempre più vuoto.
Con una spesa a testa che è ormai più bassa di quella che c’era nel 1997. In compenso l’andamento del deficit pubblico è in discesa il che farà certamente piacere ai partner europei più ‘fiscali’. Incrociando i dati di Istat, Bankitalia e imprese produttrici emerge un mix sconfortante che senza interventi forti di politica economica (leggi ad esempio: taglio consistente al cuneo fiscale) non lascia accese grandi speranze su una ripresa guidata dal rifiorire dei consumi interni.
Dunque brutte notizie per le famiglie ma anche per il governo che in tutti i suoi calcoli ‘macro’ deve fare i conti proprio con una voce molto legata ai consumi: la crescita del Pil (appena +0,7% l’anno prossimo secondo l’Fmi). Crescita che è matematicamente il denominatore nel rapporto con il deficit e il debito pubblico e che incide pesantemente anche sull’andamento delle entrate.
Le brutte notizie per la famiglia tipo italiana si susseguono: nei primi sei mesi del 2013, (rispetto al 2012), il potere d’acquisto delle famiglie ha registrato un calo dell’1,7%, segnala l’Istat. Sempre nel secondo trimestre il reddito disponibile è diminuito al netto della stagionalità dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, quasi invariato rispetto al 2012 (+0,1%). Cioè le famiglie hanno meno soldi da spendere o se hanno gli stessi soldi comprano meno. Così la famiglia va in banca magari, avendo intaccato già i risparmi, per chiedere un prestito da destinare, ad esempio, al pagamento di tasse arretrate. Anche perchè i risparmi sono sempre più esigui: sempre secondo l’Istat la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 9,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Ma sono le tasse il vero problema: l’Istat rende noto infatti che la pressione fiscale è ancora ‘in volo’. Nel secondo trimestre si è attestata al 43,8%. Un rialzo di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente e di 4,7 punti sul trimestre precedente. Nei primi due trimestri, il dato cumulato è al 41,5% (40,6% nel 2012). E in banca arriva la seconda brutta sorpresa: i prestiti alle famiglie – dice Bankitalia – sono scesi ad agosto dell’1,2%. E non va meglio per le imprese con un -4,6%. Non a caso rimane stabile, sempre ad agosto, il tasso di crescita sui dodici mesi delle sofferenze bancarie: è risultato pari al 22,3%.
In compenso i conti pubblici migliorano: il rapporto Deficit/Pil nel primo semestre è calato al 4,1% rispetto al 4,4% dello stesso periodo del 2012 ed al 7,3% del primo trimestre (ma quest’ultimo dato non è confrontabile spiega l’Istat). Il dato non è quello ‘buono’ ai fini europei perchè non tiene conto delle operazioni di swap. Ma da il senso dell’andamento dei conti pubblici. Inoltre con l’impegno già espresso dall’esecutivo di riportare il rapporto sotto il 3% con una manovra da 1,6 miliardi. Manovra che però potrebbe celare nuove imposizioni. Insomma dati ‘drammatici’ visto che si taglia anche sul cibo: il 62% delle famiglie – dice la Cia – riduce le quantità di cibo acquistate, ma soprattutto per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa praticabile per resistere ai colpi della crisi. Che la situazione sia grave lo certifica anche Nomisma: il potere d’acquisto in termini pro capite è ora sotto i livelli del 1990 e la spesa per consumi per abitante sotto quelli del 1997. E certo – commenta Coldiretti – l’aumento Iva non aiuterà.

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