Iran pronto a limiti sul nucleare, ma meno sanzioni

NEW YORK . – Sembrano beneficiare della nuova atmosfera più distesa tra Washington e Teheran i negoziati sul controverso programma nucleare iraniano che partono la prossima settimana a Ginevra. I rappresentanti del nuovo governo di Hassan Rohani si presenteranno con un ”serio pacchetto” di proposte – scrive oggi il Wall Street Journal – ma anche con la richiesta chiara di un alleggerimento delle sanzioni internazionali, e in particolare di quelle che riguardano la sua industria petrolifera. Questo è quanto si aspettano alti funzionari vicini alle trattative citati dal quotidiano finanziario. ”Gli iraniani si preparano ad andare a Ginevra con un serio pacchetto” riferisce un diplomatico occidentale che ha esaminato con colleghi iraniani gli incentivi per la tornata di negoziati del 15 e 16 ottobre, incentivi, ha aggiunto, che ”includono limiti al numero delle centrifughe in funzione, all’arricchimento (dell’uranio) e la necessità di verifiche”. Secondo le fonti, Teheran presenterà la proposta di fermare la sua produzione di uranio arricchito al 20 per cento, considerata la soglia di quanto è necessario per la produzione di ordigni nucleari. E ancora, Teheran dovrebbe inoltre proporre una vasta apertura delle sue installazioni nucleari agli ispettori internazionali della Aiea. Inoltre, aggiunge il Wsj, Teheran sta considerando la possibilità di chiudere l’impianto sotterraneo nei pressi di Qom, noto con il nome di Fordow, considerato come uno dei più ‘sospetti’ perchè sorge nel cuore di una montagna e per questo è quasi invulnerabile ad eventuali raid aerei. In cambio, hanno detto ancora le fonti, l’Iran chiederà che gli Usa e l’Unione Europea avviino una progressiva riduzione delle sanzioni che hanno isolato Teheran dalle attività finanziarie internazionali. I negoziatori del 5+1 (ovvero i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu più la Germania), avevano nel corso dell’ultima tornata di negoziati proposto un alleggerimento delle sanzioni in cambio della chiusura di Fordow e dello stop dell’arricchimento di uranio al 20 per cento, ma Teheran non ha di fatto mai risposto. Questo però avveniva nell’aprile scorso, prima dell’elezione di Rohani. Da allora l’atmosfera è profondamente cambiata, specie dopo la visita New York di Rohani per l’Assemblea generale dell’Onu, in cui, a margine, c’è stato anche un colloquio telefonico tra lo stesso Rohani e il presidente Barack Obama, il primo del genere da oltre 30 anni. E c’è stato anche un faccia a faccia di oltre mezz’ora tra il ministro degli esteri iraniano Javad Zarif e il segretario di Stato Usa John Kerry. ”Considero il viaggio a New York come un grande successo per il governo”, ha peraltro detto il ministro Zarif, alimentando cosiì le aspettative per i negoziati. Tuttavia, fanno notare in molti, è  necessario che al di là dell’atmosfera i negoziati della settimana prossima producano rapidamente risultati tangibili, per poter così contrastare efficacemente sia a Teheran che a Washington gli scettici e coloro che si oppongono ad un riavvicinamento tra le parti.