LAMPEDUSA, Letta e Barroso contestati. Il premier: “Chiedo scusa”

LAMPEDUSA (AGRIGENTO)  – Quei 300 morti nell’hangar dell’aeroporto sono un’immagine che non si dimentica; un pugno nello stomaco per Letta e Barroso che vanno via da Lampedusa con una serie di promesse assai impegnative e una certezza: il nodo dell’immigrazione, quell’esodo costante dai paesi del nord Africa, dall’area subsahariana e dal medio Oriente squassati da guerre, fame, rivoluzioni, deve diventare tema centrale della politica europea. Al contrario, l’Ue non sarà altro che un palazzo di burocrati e il Mediterraneo una tomba per altri milioni di disperati. Sono le 10 quando l’aereo presidenziale atterra sull’isola e il mare ha appena restituito i corpi di altre otto vittime. Alla fine della giornata ne avranno recuperati 14, facendo salire il totale a 302. Il tempo di ricevere il saluto del sindaco Giusi Nicolini e alle orecchie del premier e del presidente della Commissione europea, accompagnati dal commissario Cecilia Malmstrom e dal ministro dell’Intero Angelino Alfano, arriva l’urlo dei manifestanti assiepati fuori dall’aeroporto, una decina di ragazzi: “assassini, buffoni, vergogna. Andate a vedere come vivono i migranti nel Centro”. Una contestazione alla quale si aggiunge, davanti al Comune poco più tardi, quella dei pescatori e dei commercianti, esasperati da anni d’abbandono.

“Questa è l’isola dei diritti negati” recita uno striscione che tutti vedono e leggono. Letta e Barroso non fanno una piega, sapendo bene che la politica ha fin troppe responsabilità in questa strage d’innocenti.

Ed infatti appena arrivato in conferenza stampa il premier chiede scusa.

– Chiedo scusa  – ha detto il capo del Governo – per le inadempienze e le mancanze del nostro paese, del governo e delle istituzioni, rispetto ad una tragedia come questa, una tragedia immane mai accaduta nel Mediterraneo.

Parole che la Malmstrom fa sue sottolineando con un tweet che “quelle bare nell’hangar non sono degne dell’Europa”. Epperò è l’Europa che in questi anni ha lasciato sola l’Italia e soprattutto si è disinteressata completamente dei migranti. Barroso lo dice chiaramente:

– Non possiamo più girarci dall’altra parte: l’Ue è con la gente di Lampedusa e dell’Italia ; il problema deve essere percepito come problema dell’Europa. Tutti insieme possiamo fare qualcosa per impedire ed evitare che vi sia sofferenza e morte.

Il primo passo sono 30 milioni che, dice Barroso, l’Ue metterà a disposizione “per aiutare i rifugiati in Italia” Le altre cose da fare le decideranno le istituzioni europee nei prossimi incontri ma la road map imposta dall’Italia è già un mezzo successo, se è vero, come dice la Malmstrom, che ci sono voluti 14 anni solo per avere una politica comune sul diritto d’asilo.

– L’immigrazione – dice Letta – deve diventare il tema centrale dell’agenda Ue dei prossimi anni. L’impegno che l’Italia assume formalmente è quello di farne, insieme alla Commissione, il tema centrale dell’Europa nel 2014.

Una strategia concordata con il capo dello Stato Giorgio Napolitano che da Cracovia ha ribadito che quella di Lampedusa è “giustamente” definita una tragedia europea. L’Italia spinge dunque su Bruxelles e incassa due risultati positivi: l’ok del presidente del Consiglio europeo Van Rompuy per intavolare al prossimo vertice dell’Ue in programma a fine ottobre una discussione sul tema e l’invito rivolto all’Europa da Francois Hollande.

– Bisogna trarre una lezione da Lampedusa – dice il presidente francese proponendo un piano d’azione articolato su prevenzione, solidarietà e protezione dei rifugiati.

Ma Letta sa bene che i nodi non sono solo in Europa, perché la nostra legislazione in materia di immigrazione e diritto d’asilo è a dir poco lacunosa e repressiva. Il premier annuncia che i provvedimenti che il Cdm ha già in cantiere – la revisione della normativa sull’asilo, uno stanziamento nella legge di stabilità per i primi interventi a Lampedusa, un intervento per i minori non accompagnati – ma sa bene che il problema vero è la revisione della Bossi-Fini da affrontare con una maggioranza che al suo interno ha sul tema posizioni piuttosto distanti.

L’approvazione in Commissione Giustizia al Senato, con il via libera del governo, dell’emendamento del M5s che abolisce il reato di immigrazione clandestina, potrebbe essere un primo passo. Ma quando gli chiedono se si interverrà, il premier non può che glissare:

– Discuteremo, approfondiremo, rifletteremo e troveremo le risposte giuste.

Fosse per lui, però, le modifiche sarebbero già cosa fatta. Sull’ iscrizione dei superstiti del naufragio nel registro degli indagati dice:

– Come capo del governo, ho provato un senso di profonda vergogna di fronte allo zelo, questo è un grandissimo dramma umano.

Parole che mandano su tutte le furie il procuratore d’Agrigento Renato di Natale:

– Non si tratta di zelo ma di rispetto delle regole volute dal parlamento – dice prima di affondare il colpo.

:

– Un componente dell’Esecutivo non può sindacare sull’azione di un ufficio giudiziario che si limita ad applicare una legge dello Stato.

L’altro strappo della giornata Letta lo fa con la sua sicurezza: forzando la mano e imponendo la visita al Centro di accoglienza. Una visita simbolica durata meno di dieci minuti ma utile a non perdere la faccia.

– Ritenevamo impossibile venire qui senza andare al Centro – dirà poi ai giornalisti il premier – Quel che è certo è che il Centro non è degno di un paese civile. Li dentro ho visto sofferenza e dolore. Interverremo al più presto.

Una sofferenza che nulla è in confronto a quella che si respira nell’hangar dove sono allineati i morti senza nome. Letta annuncia che per quei morti, ci saranno funerali di Stato. Quando?

– A questa domanda non so rispondere.

Non prima che il mare abbia restituito gli altri sessanta corpi che ancora giacciono dentro quel maledetto peschereccio.

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