NAZIONALE. Prandelli da un ordine ai suoi: “Al mondiale da teste di serie”

COPENAGHEN – “Se i giocatori pensassero solo a giocare a calcio, avremmo fatto già un bel passo in avanti”.

Se bastasse essere qualificati al Mondiale con due giornate di anticipo per star tranquilli, Prandelli avrebbe molti meno pensieri. E invece alla vigilia della penultima partita del girone, in casa della Danimarca, è costretto a richiamare i suoi azzurri sull’importanza di far comunque risultato “per mantenere la posizione nel ranking Fifa e dunque la certezza di essere testa di serie” al sorteggio della Coppa del Mondo, a dicembre. Non che l’Italia arrivata fino a Copenaghen non sappia far di conto, come dice l’Ocse degli italiani. Semplicemente, pare difficile mantenersi sul pezzo con il campionato dilaniato dalle polemiche sui cori anti-napoletani e gli stadi chiusi, i club che premono sulle nazionali – non solo l’azzurra – per rilasciare i loro giocatori neanche fossero dei forzati, e il caso Balotelli sempre incombente. Oggi per la prima volta SuperMario andrà in tribuna. Prandelli assicura che il ragazzo non gli ha mai chiesto di tornare a casa per un dolore che non è un infortunio vero.

“Si tratta solo di un problemino, per Napoli può recuperare”, spiega il ct, e chissà se davvero all’attaccante fa piacere o non avrebbe preferito esattamente il contrario, titolare qui e lontano dall’attenzione dei napoletani. La lontananza del centravanti titolare, con le fatiche del giovane Rossi, costringono l’Italia a stravolgere i piani iniziali. Di fronte c’è la Danimarca del ct veterano Morten Olsen e dell’ex juventino Bendtner.

“Per fortuna che non ci sono i portieri del Nordsjelland e del Copenaghen” dice il rientrante Marchisio, che con la Juve in Danimarca è stato frenato per due volte dai muri danesi. “Sinceramente – aggiunge Prandelli – sono sorpreso che sia costretta a rincorrere il secondo posto: eravamo convinti fosse l’avversario più duro del girone, e in effetti a Milano ci avevano messo in difficoltà nel primo tempo”.

Domani, visto che non si può provare nè l’accoppiata Balotelli-Rossi nè quella Osvaldo-Balotelli, Prandelli mischia di nuovo tutte le carte. A offrirgliene l’occasione anche la necessità di rinunciare a qualche titolare (Barzagli e De Rossi in partenza) e di risparmiarne altri: Pirlo partirà dalla panchina, così come Abate. Spazio dunque a Ranocchia e il rientrante Balzaretti in difesa, oltre forse a De Silvestri.

“Ma non chiamatela una nazionale sperimentale”. Piuttosto, senza l’assillo dei tre punti Prandelli confida di poter trovare con maggior facilità il bel gioco. Non fosse altro per confermare la teoria del capitano Buffon, che domani fa 137 presenze superando Cannavaro, che la nazionale è il volto migliore del calcio italiano.

“Io un pesce fuor d’acqua? No, non mi sento così – si schermisce Prandelli – neanche quando testimoniamo con la nostra presenza a Rizziconi o a Quarto qualcosa di importante”.

Ecco, Quarto, dopo la Danimarca e prima dell’Armenia, gli azzurri faranno visita al campo anticamorra. E Balotelli sarà al centro dell’attenzione. “Lui ha sempre paura degli infortuni, ma non ha chiesto di andarsene”, le parole di Prandelli mentre Abete sottolineava di non essere deluso dal comportamento del giocatore, ma lo invitava ‘’a migliorare’’. ‘’Semplicemente – l’aggiunta di Prandelli – Mario deve vivere con serenità i suoi 23 anni, affrontare i problemi senza accantonarli’’. Intanto al suo posto giocherà Osvaldo, altro giocatore ‘tormentato’. ‘’Se pensassero solo a giocare a calcio…’’, il pensiero del ct. Al quale la Danimarca, oltre ad ambizioni di vertice al Mondiale, deve ispirare anche altri pensieri. ‘’Allenare qui? Un giorno perché no. La qualità della vita è altissima’’. E soprattutto, un giocatore è solo un giocatore.