Nuovo naufragio: 3.000 dollari per viaggio della morte

ROMA. – “Eravamo in 400-450 persone: appena partiti i libici ci hanno sparato addosso, uccidendo due di noi. E poi il naufragio: tanti che non sapevano nuotare, bambini dispersi in mare…un neonato morto con il faccino rivolto al cielo come un angelo”. Sono i primi drammatici racconti di chi era a bordo di quel barcone naufragato ieri nel Canale di Sicilia. E oggi, da Malta – dove sono stati trasferiti 146 dei sopravvissuti, la maggior parte siriani – ricostruisce quella terribile esperienza. Un altro viaggio di speranza, verso una nuova vita, finito ancora una volta in tragedia, costato 3 mila dollari a testa: tanto “abbiamo dovuto versare ai miliziani libici di Zuwara”, la località libica da dove è salpata la carretta del mare, per quello che gli stessi sopravvissuti chiamano oggi “il viaggio della morte”. Fatto oggi di ricordi di terrore e disperazione. E, intanto, a Malta sarebbe stato fermato il presunto scafista. Si tratterebbe di un tunisino, identificato da diversi dei superstiti portati nell’isola, secondo quanto hanno riferito fonti delle autorità militari maltesi. Autorità che hanno anche deciso di aprire un’inchiesta su quanto raccontato dai testimoni che parlano di un ‘attacco’ dei libici. “Ci hanno sparato addosso, colpendo e uccidendo due di noi” appena lasciate le coste: hanno “sparato all’impazzata. Penso volessero colpire lo scafista ma hanno ucciso due di noi. A bordo c’era il panico e le persone cercavano di farsi scudo uno con l’altro”, spiega uno dei superstiti. Che, confermando quanto già anticipato anche nei racconti ai rappresentati dell’Unhcr, ha parlato di cifre allarmanti a bordo: “eravamo 400-450 persone”, ha detto aprendo uno scenario che potrebbe, se confermato, tradursi in un bilancio ancora più tragico del naufragio di ieri a 60 miglia dalle isole Pelagie. Anche alla luce delle persone finora tratte in salvo: 206. “Abbiamo lasciato il porto di Zuwara giovedi scorso all’alba”, racconta a La valletta Emd Hassan, 38 anni, di Damasco, laureato in letteratura inglese: “Ho avuto tanta paura, non vedevo i miei tre figli. Urlavo in mare il loro nome. Poi per miracolo sono riuscito a ritrovarli tutti e tre e con le ultime forze li ho afferrati e gettati su una zattera che era stata lanciata da un aereo. Molti di noi non sapevano nuotare”, prosegue. Sotto shock e disperata invece un’altra coppia, sempre siriana, che non sa ancora la sorte dei suoi tre bambini. Non sanno se sono stati soccorsi e portati a Lampedusa o sono dispersi, raccontano disperati. Cosi’ come disperata è la testimonianza di un altro superstite 27enne palestinese che racconta di aver visto il corpo di un neonato, di un bimbo “di circa un mese di vita, morto in mare: era con la faccina rivolta verso il cielo, come un angelo…”.

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