Letta, missione Mediterraneo sicuro e via Bossi-Fini

MESTRE (VENEZIA). – L’Italia darà il via ad una missione “militare-umanitaria” per pattugliare il Mediterraneo dal mare e dal cielo, nella speranza di evitare il ripetersi di tragedie come quelle di questi giorni. L’annuncio di Enrico Letta – durante un dibattito pubblico con il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz al ‘Festival delle Idee’ organizzato da Repubblica a Mestre – mette in secondo piano le parole sulla necessità di superare la Bossi-Fini che lui, “da politico” e non solo “da cittadino”, cambierebbe subito. Insieme al reato di immigrazione clandestina che non ha mai “condiviso”, perché non più idonea ad affrontare la nuova immigrazione fatta per lo più di rifugiati e richiedenti asilo. La questione sul tavolo del governo, ma è anche consapevole del ‘no’ del Pdl e che non sarà facile arrivare ad una posizione comune. Sono le normali “contraddizioni” delle grandi intese, spiega il premier che tuttavia si dice certo che su una cosa il governo non sarà bloccato dai veti incrociati: sulla necessità di varare nuove norme sul diritto d’asilo. Il presidente del Consiglio non intende attendere l’Europa per rispondere a quella che non esita a definire una “emergenza” cui il Paese deve rispondere immediatamente. Plaude alla decisione di porre il tema dell’immigrazione all’ordine del giorno del vertice Ue di fine ottobre, anche grazie al sostegno francese. Ma sa perfettamente che i migranti non attenderanno la risposta dell’Ue. Spiega di avere ancora negli occhi le immagine delle bare allineate nell’hangar di Lampedusa. E confida nella comprensione degli italiani che non “scaricano” sugli altri responsabilità che sono anche nostre. L’operazione navale e aerea costerà “molti soldi” in un momento in cui la coperta del bilancio è corta, riconosce, ma “non si può aspettare aprile, maggio” in atesa che l’Ue si muova. Del resto, il fatto stesso che Frontex -il braccio operativo comunitario – abbia sede a Varsavia, la dice lunga sui ritardi del Vecchio Continente. Si pensava che i problemi maggiori venissero dall’Est europeo e invece ora il punto nevralgico è il nord Africa. L’Italia, spiega, punta anche sulla diplomazia: servono partenariati come quelli stretti con la Tunisia, anche con la Siria e la Libia. Sul piano politico condanna quei partiti cha hanno fatto “fortuna” sula paura degli immigrati. Del resto, aggiunge piccato, se si chiudono “mille persone in condizioni disumane” è facile che esplodano tensioni e con esse l’intolleranza. L’altro grande tema che Letta affronta è quello dell’Europa. Che oltre a concentrarsi sulla crescita, deve cambiare la sua governance per rispondere alle richieste dei cittadini: anche a costo di avviare cooperazioni rafforzate fra i 18 paesi di Eurolandia. Serve poi un leader “visibile” ed eletto, che unisca le figure di presidente della Commissione e del Consiglio Ue. Una sfida, quella del futuro dell’Europa, che anche il congresso del Pd deve combattere per contrastare il crescente populismo, che rischia di costringere destra e sinistra a nuove grandi coalizioni. Ma per riuscirci tutti, a cominciare dal partito democratico, devono usare tutte le armi: parlando alla “pancia” e non solo alla “testa” degli elettori e appassionarli ai grandi temi, perché “solo così si vince”. C’e’ tempo anche per una doppia risposta a Renzi: difende Napolitano dalle accuse del sindaco di Firenze in merito all’amnistia e all’indulto, negando qualsivoglia legame con le vicende di Berlusconi. Ma soprattutto difende l’Esecutivo, che sta operando per il “bene del Paese”.

(Federico Garimberti/ANSA)

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