Legge Stabilità: per Letta é corsa contro tempo

 

 

ROMA – La legge di stabilità è un cantiere ancora aperto e tale resterà fino ad oggi. Per questo Palazzo Chigi reagisce con irritazione alle bozze diffuse alla stampa quasi sempre, chiarisce il ministro Dario Franceschini, ”infondate”. Ma anche se la definizione della finanziaria è una corsa contro il tempo, il premier ne ha ben chiare le direttrici del provvedimento che incarna anche il rilancio del governo dopo la crisi politica.
– Sarà una manovra di crescita ed equa – rassicura Enrico Letta ai vari ministri e attori sociali che ieri ha incontrato o sentito per telefono, evitando invece di aprire trattative estenuanti con i partiti.
Il primo disco verde sulle linee generali della legge di stabilità è arrivato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ricevuto il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Pur senza entrare nei vari capitoli della legge, il Colle ha apprezzato la filosofia improntata allo sviluppo e, come ripete da tempo il presidente del consiglio, alla riduzione delle tasse sul lavoro che sono il ”cuore” della finanziaria.
Taglio del cuneo fiscale, allentamento del patto di stabilità per incentivare gli investimenti dei comuni virtuosi, una riorganizzazione fiscale improntata all’equità e ai ceti più colpiti dalla crisi, e un nuovo passo per erodere il debito attraverso le dismissioni sono le quattro direttrici del provvedimento su cui, spiegano fonti parlamentari, Letta è determinatissimo a tenere fede. Purtroppo a guastare il rush finale, e, si lamenta il premier, a rendere la stesura ”faticosa e difficile” sono le continue anticipazioni con dati ”fuori bersaglio” che però creano allarme e levate di scudi di partiti e parti sociali.
– I conti sono in ordine, facciamo una manovra improntata alla crescita e dopo anni, anche se le risorse non sono enormi, dobbiamo decidere come investire e non dove tagliare – è il ragionamento con cui il presidente del consiglio frena sulle preoccupazioni di ministri e sindacati.
Ma c’è un motivo per cui Letta insiste con tutti i ministri, a partire da Saccomanni, a fare il lavoro migliore possibile. Per la prima volta dopo anni, sottolineano ambienti vicini al premier, ‘i conti sono in ordine” e la legge di stabilità la scrive il governo, in un confronto con le parti sociali e i partiti, ”e non Bruxelles”.
Certo, il fiato corto con cui l’esecutivo si è trovato a definire il provvedimento, scontando i giorni persi nella crisi politica, fa sì che il Parlamento, fermi restando i saldi, potrà approfondire e migliorare la legge nella parte sulle coperture. Ma non negli obiettivi che Letta vuole di crescita e di sviluppo per cominciare ad attenuare la morsa della crisi tra i lavoratori e le imprese.

 

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