Decadenza Cav, ora lo scontro è sul voto palese

ROMA – Dopo oltre 3 ore di riunione, la Giunta per le Immunità del Senato approva a maggioranza la relazione del presidente Dario Stefano sul caso Berlusconi. Il Pdl vota contro, mentre Lega e Gal risultano assenti. Ma quello che era stato annunciato come un passaggio “assolutamente formale” del voto sulla relazione, diventa un’ennesima occasione di scontro tra Pd e Pdl.
– E’ stato un non-dibattito – tuona Elisabetta Casellati (Pdl).
– Nella relazione ci sono state delle aberrazioni giuridiche – sbotta Lucio Malan.
– E’ andato oltre quelle che erano le previsioni del regolamento – commenta Andrea Augello.
Il risultato è che comunque le 41 pagine di relazione lette tutte d’un fiato da Stefano vengono approvate e oggi, il presidente le presenterà al numero uno di Palazzo Madama Piero Grasso che poi dovrà convocare una conferenza dei capigruppo per calendarizzare il voto in Aula. Ma prima si dovrà sciogliere un altro nodo: quello dello scrutinio più o meno palese in Aula. Questione che dovrà essere affrontata oggi dalla Giunta per il Regolamento convocata per le 14.
E’ vero che l’organismo parlamentare presieduto da Grasso ha all’ordine del giorno 19 punti, ma quello della richiesta del M5S di cambiare il regolamento del Senato per avere in Aula il voto palese è quasi certo che verrà affrontato. La commissione Affari Costituzionali del Senato non affronterà il tema della legge elettorale proprio per consentire ad Anna Finocchiaro e altri senatori come Donato Bruno (Pdl) (componenti di entrambi gli organismi) di essere presenti in Giunta.
– Noi abbiamo chiesto che venga cambiato il regolamento – osserva Michele Giarrusso – e faremo di tutto perchè la Giunta decida in questo senso.
In realtà, osservano Stefania Pezzopane e Giuseppe Cucca (Pd), non sarebbe necessario cambiare il Regolamento per avere il voto palese. Ci sono “importanti precedenti” che potrebbero essere fatti valere senza perdere troppo tempo a cambiare le norme che disciplinano la vita del Senato. Uno di questi è il caso Andreotti. E’ vero che la sua era un’autorizzazione a procedere, spiegano alcuni tecnici, ma la legge Severino è alla sua prima applicazione e “non esistono norme che impediscano un’estensione a questa legge dell’interpretazione che all’epoca venne data del regolamento”. Un’interpretazione che venne chiesta e sostenuta dall’allora presidente del Senato Giovanni Spadolini con “il soccorso” in qualità di tecnico di Giovanni Pellegrino, allora presidente della Giunta per le Immunità.
– La posizione del Pd su questa materia – ribadisce il senatore Felice Casson – è chiarissima: noi siamo a favore del voto palese. La legge Severino – ricorda – era stata approvata proprio per garantire trasparenza nelle Aule parlamentari. Quindi il voto dovrebbe avvenire alla luce del sole.
Il presidente Grasso, interrogato sul punto dai cronisti, avverte:
– Noi ci atterremo ai tempi, ai modi e alle regole previste. Ma ci sono regolamenti che vanno adattati a tempi e esigenze di una politica più agile. Pensavamo di unificare il Regolamento con quello della Camera e trovare soluzioni univoche.
E alla Camera il voto su questo tema è previsto che sia palese.
ITALIA
British denuncia l’Alitalia: riceve aiuti di Stato
FIUMICINO  – La spada di Damocle degli aiuti di stato sull’operazione Poste-Alitalia. Mentre i soci sono riuniti in assemblea per varare l’aumento di capitale da 300 milioni, il concorrente British Airways e la stampa estera si scagliano contro il Governo italiano denunciando un ritorno al protezionismo. Il Governo rimanda al mittente. Ma Bruxelles fa sapere che ”solo dopo la notifica delle misure adottate saremo in grado di valutare la loro compatibilità con le norme Ue sugli aiuti di Stato”.
”Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale’ –  afferma Iag, la holding che controlla British Airways, Iberia e Vueling -. Siamo sempre stati contrari ad ogni forma di aiuto statale. E’ protezionismo, mina la competizione e favorisce quelle compagnie aeree in fallimento che non sono al passo con la realtà economica”.
E anche il Codacons ha inviato un’esposto alla Commissione Ue denunciando il coinvolgimento di Poste Italiane come illegittimo aiuto di stato. Un’accusa simile arriva dal Financial Times, secondo il quale a Roma ”il protezionismo industriale è tornato di moda”.
Immediata la replica di Palazzo Chigi, che chiarisce:
”Non è protezionismo, ma il contrario”, è un’operazione ”per arrivare a negoziare la fusione con un partner internazionale in condizione di spuntare risultati positivi”.