Letta vola a Washington. Alta tensione sulla manovra

ROMA. – Dopo una complicatissima mediazione sulla legge di stabilità, Enrico Letta vola a Washington per incontrare Barack Obama alla Casa Bianca. Ma la partita sulla manovra è lontana dall’essere chiusa e anche in terra americana il premier sarà costretto ad occuparsi delle fibrillazioni romane. Che vengono sia da destra che da sinistra. Alle critiche di Confindustria e sindacati, che accusano il governo di timidezza, rischiano di aggiungersi nuove tensioni all’interno della maggioranza, con i falchi berlusconiani pronti a screditare il compromesso raggiunto – non senza difficoltà – dai ‘filogovernativi’ e l’ala sinistra del Pd in difficoltà davanti alle accuse della Cgil. In particolare, secondo voci concordanti raccolte a Montecitorio, particolarmente deluso sarebbe Stefano Fassina. Il viceministro dell’Economia, storicamente scettico sull’alleanza con il Pdl berlusconiano, si sarebbe lamentato non poco di come è stata scritta la legge di stabilità. Scontento in particolare per lo scarso coinvolgimento, visto che – si sarebbe sfogato con alcuni democrat – alle riunioni decisive partecipavano solo Letta, Alfano e Saccomanni. Un malumore che, secondo qualcuno, avrebbe portato il viceministro a valutare anche la mossa delle dimissioni. Prima di decidere un passo indietro, tuttavia, il diretto interessato – almeno stando a chi lo ha sentito – vorrebbe un confronto diretto con Letta. Che al ritorno dagli Stati Uniti avrà dunque un altro motivo di preoccupazione sul fronte della legge di stabilità. Ma anche in casa Pdl le acque sono agitate, nonostante il vicepremier sembra aver ieri strappato il massimo di garanzie sulla legge di stabilità. Ma Berlusconi è tornato in movimento con l’intenzione di tenere collegati a doppio filo i temi della sua decadenza con i dossier economici della legge di stabilità. Un’intenzione che oggi ha spaccato di nuovo il Pdl in falchi e colombe, quest’ultime ben rappresentate da Sandro Bondi che assicura che si tratta in realtà di nuove tasse ben mascherate. Problemi che passeranno ora, attraverso i partiti, all’esame del Parlamento e se il buongiorno si vede dal mattino non sarà un percorso facile.

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