Bienno. L’antico borgo dei magli

Pubblicato il 17 ottobre 2013 da redazione

Il nome
L’origine del nome ha le seguenti varianti, riconosciute fino al 1500: Bienno, Boenne.

Il nome è formato da due parti, bu/bo e da ennus. La seconda terminazione, ennus, nella toponomastica delle alpi designa un corso d’acqua. Il primo stico del nome , bu/bo, è di più difficile interpretazione.

Nei documenti medievali però Buenno è un monte.

Il termine assume una sua consistenza, se si parte dalla lingua indoeuropea, in cui vi è una radice bhu, in sanscrito bhumis, terra, e in greco, pholeo, caverna.

Il senso originario del nome Buennum è il seguente: Torrente delle miniere.

Il prodotto
Il ferro è il prodotto attorno al quale è fiorito e si è sviluppato l’antico abitato.
La tradizione millenaria della forgiatura del ferro è giunta sino ad oggi come testimonianza storica (di notevole fattura sono le cancellate in ferro nella Chiesa dei SS Faustino e Giovita) rintracciabile ovunque nel centro storico, la sua lavorazione ha condizionato pesantemente l’urbanistica e l’architettura dell’intero nucleo storico, e tuttora operano in paese abili artigiani capaci di manipolare il ferro sotto i colpi del maglio.

Da vedere
… non dobbiamo neanche fare lo sforzo. C’è persino il canto dell’acqua e il canto del silenzio che porta a tutta questa ricchezza, a questa memoria.

Bienno è il paese del ferro. Grazie alla ricchezza di boschi che fornivano il combustibile e all’abbondanza d’acqua dalla quale si generava la forza motrice, a Bienno si è sviluppata una fiorente attività economica legata alla lavorazione ed al commercio dei manufatti di ferro.

Sin dall’anno Mille venne costruito il “Vaso Re”, un canale artificiale che convogliava le acque per fornire l’energia alla ruote idrauliche che muovevano sia i pesanti magli utilizzati per la forgiatura del ferro, sia mulini e segherie.

Grazie ai proventi legati alla “Ferrarezza” Bienno è stato nei secoli arricchito da importanti palazzi, pregevoli chiese, stretti vicoli, detti “tresendei”, scalinate, possenti muri, imponenti portali.

Due sono i principali itinerari di visita del borgo. Il primo risalendo da Via Artigiani, “Alla scoperta del Vaso Re, lungo il racconto disegnato dall’acqua”: seguendolo si può ripercorrere la storia industriale dell’antico borgo dei magli, incontrando via via le antiche fucine ora Scuola di Fucinatura, Ludoteca del Ferro, Fucina Museo (un opificio seicentesco). Lungo Via Ripa una scalinata in selciato scende al seicentesco Mulino Museo capace di produrre, con le macine di pietra mosse dall’acqua del “Vaso Re” , dell’ottima farina da polenta. Proseguendo per Via Re si raggiungono l’antico lavatoio e, più avanti, una fucina che ancora utilizza il maglio ad acqua, tratti di canale sopraelevato, lavatoi e paratoie, sino all’origine del “Vaso Re”, l’opera di presa sul torrente. Recentemente lungo il canale sono state realizzate 14 installazioni che consentono, risalendo il Vaso Rè, di percorrere a ritroso la storia del borgo.

Un secondo itinerario, “Il racconto delle pietre”, si sviluppa nel centro storico di Bienno, il paese delle sette torri. Salendo lungo Via Contrizio si incontra il Palazzo Simoni Fè, il cui nucleo originario risale al 1400, con affreschi ben conservati. Poco più avanti la Torre Avanzini, datata 1075, a fianco della quale una stretta via conduce alla piazza su cui si affaccia la Chiesa di Santa Maria Annunciata, costruita nel Quattrocento tra i vicoli stretti e le alte case. La presenza francescana si intuisce dagli affreschi devozionali sulle pareti, dalla danza macabra, dalle immagini del Santo di Assisi. La facciata principale ha pilastri in pietra a vista e un bel rosone in stile gotico, quella di sinistra ha finestre ad arco trilobato. Il campanile è a cuspide con bifore. Dal 1490 al 1494 sono stati affrescati la navata, la parte inferiore dell´arco santo, le volte e i peducci del presbiterio dal camuno Giovan Pietro da Cemmo. Nel 1539-40 Gerolamo Romano detto il Romanino ha dipinto il presbiterio. La pala dell´altare (1632) è di Mauro della Rovere, detto il Fiamminghino.

Tornati in Via Contrizio si incontra la Casa Bettoni, esempio di palazzetto rinascimentale dove è stata conservata la struttura originaria. Alla sommità della Via Contrizio si trova l’imponente portale di quella che fu la medievale Torre Rizzieri. Si giunge dunque in piazza Castello con l’antica Torre Mendeni, continuando la salita si attraversa un passaggio archivoltato sotto un’altra torre più minuta rispetto alle precedenti. All’apice di Via Castello si trova la Chiesa Parrocchiale dedicata ai Santi Faustino e Giovita circondata da un ampio sagrato. La facciata ha un portale in arenaria di Sarnico. In due nicchie in alto si trovano le statue dei Santi Faustino e Giovita. L´interno è ad una sola navata, la volta è stata affrescata dal Fiamminghino. Ai lati della navata si trovano sei altari; le cancellate che li racchiudono sono datate 1647 e sono opera di artisti biennesi. L´organo è dei Fratelli Antegnati, uno dei più pregevoli della provincia di Brescia. La pala dell´altare è del veneziano Giovan Battista Pittoni e rappresenta il martirio dei Santi Faustino e Giovita.

Il piatto
Casoncelli
Il piatto del borgo sono i Casoncelli, una specie di ravioli di notevole dimensione ripieni di lesso o arrosto di carne, salsiccia, pane, formaggio grattugiato, uova, sale, prezzemolo e conditi con il burro fuso e formaggio spesso prodotto nel periodo estivo negli alpeggi sui monti attorno al paese.

Il dolce tradizionale è la “Spongada” una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito.

 

 

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