Scontri e cariche a Roma per l’assedio ai ministeri

Pubblicato il 19 ottobre 2013 da redazione

ROMA. – Assedio doveva essere ed assedio è stato: un corteo duro, unito, ‘militante’ che ha rivendicato ogni azione lungo il percorso – a partire dagli scontri davanti al ministero dell’Economia – e che però è stato in grado di isolare i violenti quando è stato chiaro che altrimenti sarebbero falliti gli obiettivi politici prefissati. L’ennesima giornata difficile per Roma, invasa dai movimenti per il diritto all’abitare, dai No Tav e dai No Muos, dai centri sociali di tutta Italia, dai precari e dai collettivi studenteschi, si chiude tutto sommato con un bilancio in positivo: 15 fermati, tra cui alcuni minorenni, due carabinieri feriti e un poliziotto colpito da malore; un bancomat danneggiato, una ventina di cassonetti dell’immondizia bruciati; qualche scaramuccia nei pressi della sede di Casapound. Tre bombe carta contenenti proiettili calibro 12 che, se non fossero state disinnescate dagli artificieri, avrebbero avuto un effetto più potente di una bomba a mano. Non c’è stato, insomma, un bis del 15 ottobre e, tantomeno, di Genova: perché le devastazioni che tutti temevano – e qualcuno forse auspicava facendo scrivere di fantomatiche macchine idropulitrici utilizzate per sparare vernice addosso agli agenti – non ci sono state; perché le forze dell’ordine, con un dispositivo imponente ma di fatto invisibile a chi ha sfilato per le strade di Roma, hanno azzeccato la strategia, facendo ‘sfogare’ il corteo ma impedendogli di uscire dal percorso previsto; perché, soprattutto, gli organizzatori della manifestazione hanno ‘tenuto’ la piazza, predisponendo un servizio d’ordine e rispondendo anche a brutto muso a chi, tra loro, voleva agire in maniera diversa da quanto concordato. Il primo dato politico è questo e lo ha riconosciuto anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano che, complimentandosi con gli uomini e le donne delle forze dell’ordine per “l’ottimo lavoro svolto e la straordinaria professionalità dimostrata”, ha sì condannato “nel modo più fermo” le violenze, ma ha riconosciuto che “grazie anche al pacifico comportamento della maggioranza dei manifestanti” sono state scongiurate “maggiori e più gravi conseguenze” per l’ordine pubblico. Ed in effetti, il #19o – l’hastag con cui sui social media è stato seguito il corteo di oggi – è filato via liscio fino alla fine, se si escludono quei momenti che erano stati ampiamente annunciati dagli stessi organizzatori. L’assedio al ministero dell’Economia e quello alla Cassa depositi e prestiti doveva essere duro e duro è stato, così come il blitz all’ambasciata tedesca dell’odiata Merkel. Sfilata la testa del corteo, infatti, due distinti gruppi di incappucciati, non più di 400 persone in tutto, si sono dati il cambio per assaltare prima i blindati davanti alla sede dell’Economia in via XX settembre e poi quelli in via Goito dove è la Cassa depositi e prestiti. Un’azione tanto fulminea quanto attesa da tutti, con scontri anche duri tra manifestanti e forze dell’ordine, che però si è conclusa in meno di dieci minuti. Un’azione, anche, condivisa da tutto il corteo, come rivendicato dagli stessi organizzatori al termine: “è stata una grande giornata di mobilitazione – è il primo commento postato in Rete – ma come da copione, adesso inizia a circolare la trita e ritrita boiata sugli infiltrati. Dobbiamo dirlo con chiarezza: nessun infiltrato, nessun provocatore, nessun black bloc dall’estero: solo una composizione sociale e militante, compagni e compagne che hanno praticato gli obiettivi che si erano posti. Dalla testa alla coda un corteo unito che non si è fatto spezzare dalle provocazioni di Carabinieri e Guardia di Finanza”. Per il resto il corteo, partito con un’ora e mezzo di ritardo, è filato via liscio in una Roma blindata e con i negozi chiusi lungo tutto il percorso. Con le parole d’ordine scandite a gran voce dai camion e dai megafoni: basta sfratti, casa per tutti, no all’austerity. “Contro precarietà e austerità – recitava lo striscione sul camion in apertura – organizziamo la nostra rabbia”. Una rabbia anche e soprattutto verso quella sinistra istituzionale oggi completamente assente. Ed è questo l’altro dato politico della giornata: forse per la prima volta, ha sfilato per Roma un movimento fatto di precari e studenti, lavoratori e disoccupati, senza un vessillo di partito: non una bandiera di Rifondazione, non una di Sel, solo qualche rappresentante isolato. Per non dire dell’assenza di quelle del Pd, che se ci fossero state sarebbero state bruciate. Gli unici cui è stato concesso di partecipare con i propri simboli sono stati i Cobas e le rappresentanze di base: ma relegati in fondo al corteo. Come in fondo al corteo sono stati tenuti gli incappucciati, quando il grosso dei manifestanti era già a Porta Pia davanti al ministero delle Infrastrutture e aveva già issato una bandiera No Tav sulla statua del Bersagliere proprio davanti alla Breccia. Volevano riprendere gli scontri con le forze dell’ordine ma sono stati bloccati dal servizio d’ordine: il lancio di pietre e bottiglie avrebbe innescato le cariche e queste avrebbero fatto saltare l’Acampada a Porta Pia, uno degli obiettivi politici della giornata di oggi, per continuare a presidiare durante tutta la notte e anche domani i Palazzi da assediare.

(Matteo Guidelli e Lorenzo Attianese/ANSA)

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