Dal Brasile all’Europa, tutti contro il sistema Usa

NEW YORK. – Le ultime rivelazioni del Datagate risalgono a poco fa, riguardano Parigi e il ministro degli interni francese Manuel Valls le ha definite ”scioccanti”. Dopo quattro mesi l’onda d’urto delle rivelazioni avviata a giugno dalla cosiddetta talpa dell’Nsa Edward Snowden è ancora ben lungi dall’essersi esaurita, e di conseguenza anche quella delle relative crisi diplomatiche per Washington. Giorni fa è stato il turno del Messico, quando è emerso che la National Security Agency (NSA) avrebbe sistematicamente spiato per anni il governo messicano e le e-mail del presidente, sia di quello attuale, Enrique Pena Nieto, sia quelle del suo predecessore, Felipe Calderón. Il ministero degli esteri ha condannato l’intrusione “in modo categorico”, ma certo non è arrivato ai toni clamorosi utilizzati dalla presidente del Brasile Dilma Rousseff, che si è trovata in una situazione simile e ha rinviato una visita a Washington in programma per il 23 ottobre. Dal podio dell’assemblea generale dell’Onu aveva inoltre parlato di “affronto alla sovranità del Brasile e alle regole che governano i rapporti amichevoli tra Nazioni”. Oltre a quelli subiti dalle attività di intelligence, è difficile quantificare i danni inflitti alla diplomazia Usa dal Datagate. I rapporti di Washington con la Cina, uno dei principali ‘obiettivi’ degli 007 dell’Nsa hanno subito notevoli contraccolpi, così come quelli con la Russia, in particolare dopo che Mosca ha concesso temporaneo asilo a Snowden. Ma danni notevoli ci sono stati anche nei rapporti con gli alleati più stretti, come Giappone, India, Turchia o Corea del Sud, e in Europa con la Germania, che a sua volta ha scoperto di essere uno dei Paesi più presi di mira, e la cancelliera Angela Merkel è arrivata a parlare di clima ”da guerra fredda”. Neppure Roma ne è stata immune. “E’ avvenuto anche in Italia”, sostiene Claudio Fava, deputato di Sel e componente del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza, secondo cui “i servizi italiani ne erano al corrente”. Anche con l’Unione Europea ci sono stati contraccolpi notevoli dopo che è emerso che la Nsa spiava gli edifici Ue a Washington e New York. Non a caso, in un chiaro messaggio che sembra quasi un affronto, Edward Snowden è stato ufficialmente fino all’ultimo finalista del premio Sakharov per la libertà di pensiero, assegnato ogni anno del Parlamento europeo, poi andato alla pakistana simbolo della lotta ai talebani Malala Yousafzai. E c’è da giurare, che le polemiche andranno ancora avanti a lungo, anche perchè Glenn Greenwald – l’ormai ex giornalista del ‘Guardian’ che ha ricevuto per primo i dossier segreti del Datagate – ha affermato davanti alla commissione Affari esteri del Senato brasiliano di aver ricevuto circa 20 mila documenti da Edward Snowden.

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