Datagate. Francia sotto shock. 70 milioni di telefonate spiate

PARIGI. – Si allarga lo scandalo legato alle attività di spionaggio degli Stati Uniti: milioni di dati telefonici sono stati intercettati in Francia mentre anche le e-mail dell’ex presidente messicano Felipe Calderón non sono sfuggite al grande orecchio americano. La Casa Bianca minimizza: Washington si procura dati all’estero “come tutti gli altri Paesi”, dice una portavoce della presidenza Usa, Caitlin Hayden, commentando gli scoop del quotidiano francese Le Monde e del settimanale tedesco Der Spiegel. Questo è solo l’ultimo capitolo della lunga serie di rivelazioni firmate Edward Snowden, l’ex consulente della NSA – la National security agency americana -, che sembra aver allungato le sue orecchie indiscrete ai quattro angoli del pianeta. Parigi ha convocato d’urgenza l’ambasciatore americano. Mentre il Messico ha chiesto l’apertura di un’indagine. ”Sono profondamente scioccato”, ha tuonato il premier di Parigi, Jean-Marc Ayrault. ”E’ inverosimile che un Paese alleato come gli Stati Uniti possa spingersi fino al punto di spiare così tante comunicazioni private che non hanno alcuna giustificazione strategica o di difesa nazionale”, ha aggiunto Ayrault, chiedendo a Washington ”risposte chiare, che giustifichino i motivi per cui si è fatto ricorso a queste pratiche, e soprattutto la creazione di condizioni di trasparenza per porvi fine”. Su un periodo di trenta giorni, dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013, la NSA avrebbe effettuato, nella sola Francia, 70,3 milioni di registrazioni di dati telefonici, rivela il quotidiano Le Monde, citando i documenti di Snowden. Una notizia che ha spinto le autorità transalpine a convocare, per la seconda volta in pochi mesi – e sempre per lo stesso motivo – l’ambasciatore Usa, Charles Rivkin. ”Gli abbiamo ricordato che questi tipi di pratiche tra partner è completamente inaccettabile e che vogliamo avere la garanzia che non abbiano più luogo”, ha riferito Alexandre Giorgini, vicedirettore dell’ufficio stampa del Quai d’Orsay. La Francia ”ha chiesto che (gli Usa,ndr.) forniscano nel più breve tempo possibile una risposta concreta alle nostre preoccupazioni”, ha aggiunto. La questione verrà evocata dallo stesso Fabius all’omologo americano, John Kerry, nel corso di un colloquio a Parigi, prima di spostarsi insieme a Londra per una riunione degli amici della Siria. Da Lussemburgo, dove si trovava per il Consiglio Esteri dell’Ue, il ministro francese ha detto che chiederà ”in modo estremamente rapido dei chiarimenti, delle spiegazioni, delle giustificazioni” al suo omologo Usa. Mentre il presidente Francois Hollande, nel prossimo vertice del 24 e 25 ottobre a Bruxelles, proporrà ”un regolamento sulla protezione dei dati personali”. In una nota, l’ambasciatore americano a Parigi spiega che ”gli Usa hanno cominciato a rivedere il modo in cui raccolgono le informazioni per trovare un equilibrio tra le legittime esigenze di sicurezza dei loro cittadini e dei loro alleati e le esigenze legate al rispetto della privacy di ogni cittadino”.

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