Letta, compiti fatti, stop al solo rigore. Alfano, Legge Stabilità non è Vangelo

ROMA. – Con questa Legge di Stabilità che abbassa il deficit al 2,5%, il più basso in Europa, l’Italia può rivendicare di aver fatto i ”compiti a casa” richiesti dai partner nord-europei; per questo ha le carte in regola per chiedere al Consiglio europeo di giovedì politiche economiche all’insegna della ”solidarietà”, nelle quali oltre ai ”sacrifici” ci sia anche una ”prospettiva”. Le parole del premier Enrico Letta, spiegano come il Governo consideri di aver fatto un buon lavoro con la Legge di Stabilità, sulla quale però in casa deve incassare ancora le critiche dei falchi del Pdl a proposito del capitolo casa, le richieste del Pd sui temi del lavoro e delle pensioni, e quelle del Sindacato che difende lo sciopero proclamato lunedì. Negli interventi alla Camera è al Senato sul Consiglio Ue di giovedì e venerdì, Letta ha detto che le riforme nazionali da sole non avranno successo senza un ”coordinamento” delle politiche a livello Ue. Lo dimostra che con questa crisi le ”divergenze” ”tra nord e sud Europa” e tra classi sociali sono ”ulteriormente aumentate”. Su questo punto – ha sottolineato – porteremo un messaggio chiaro”. Però l’Italia questo discorso lo potrà fare perché sui conti pubblici, ha fatto gli ”Hausaufgabe”, i ”compiti” chiesti dalla Merkel e dai partner Ue. ”I sacrifici sono necessari – ha aggiunto – ma sono giustificati e accettabili politicamente e socialmente se poi c’è una ricompensa, una svolta positiva, una prospettiva. Per uscire dalla crisi la via giusta è quella che unisce maggiore responsabilità e maggiore solidarietà”. Questo ”orgoglio” che verrà portato in Europa deve però fare i conti con i problemi di casa, a partire dalle critiche che continuano a piovere dai falchi del Pdl sul capitolo Tari, cioè l’imposta che sostituirà l’Imu. Daniele Capezzone ha insistito nel sostenere che si potrebbe tradursi in una ”stangata” anche se dalle Tabelle del Testo, risulta che al massimo si potrà pagare la stessa cifra e non di più. Il ministro Beatrice Lorenzin ha esortato a ”difendere” questo testo; e il suo è sembrato un riferimento non solo alla Sanità ma all’intero provvedimento. Comunque per tenere unito il Pdl il vicepremier Angelino Alfano ha detto che il provvedimento ”non è il quinto Vangelo” e quindi ”potrà essere modificato”. Sul versante opposto il Pd chiede modifiche su indicizzazione delle pensioni e su esodati (Cesare Damiano e Cecilia Carmassi) nonché sulla difesa del suolo (Massimo Caleo e Stefano Vaccari). Ci sono poi i ”montiani” (nelle prossime ore ci dovrebbe essere un incontro tra Letta e il Professore), che continuano a fare rilievi sulla legge: ”per sostenerla in modo incondizionato come piacerebbe ad alcuni – ha ironizzaro Enrico Zanetti, riferendosi a Casini e Mauro – bisogna non leggerla”. I sindacati hanno replicato a Letta che aveva definito ”precipitoso” lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl e Uil. Susanna Camusso e Raffaele Bonanni hanno ribadito le critiche e quest’ultimo ha chiesto l’apertura di un confronto. Per altro il premier Letta ha detto che ci sono ”molti miglioramenti da mettere in campo”. A chi lo ha sentito Letta ha detto di essere favorevole a che Parlamento e parti sociali (che saranno auditi in Senato la prossima settimana) modulino i 5 miliardi del cuneo fiscale in modo da premiare i redditi medio bassi e i carichi familiari.

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