Il monito di Napolitano, le riforme vanno fatte

FIRENZE. – ”Non lasciamoci fermare dai fuochi di sbarramento”, bisogna vincere il ”fronte di resistenza conservatrice” senza ”cedere al clima avvelenato”. E’ quasi una chiamata alle armi quella di Giorgio Napolitano che ha scelto l’assemblea dell’Anci per scuotere la politica e rilanciare le riforme il cui il percorso traballa pericolosamente sempre più ostaggio delle guerre interne dei partiti e delle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. ”Il momento è ora e non ci si può più girare attorno”, ha scandito il presidente pensando al tanto tempo perso. Il presidente della Repubblica è giunto a Firenze con in mente un discorso a filo unico, tutto dedicato alle riforme, costruito su gelide sferzate ai partiti ed iniezioni di fiducia per il Parlamento invitato a non svendere la propria dignità ”lasciando il campo ad altre istituzioni”. Cioè delegando alla Consulta il destino del Porcellum. Si tratta, per Napolitano, di ”un limite estremo” che non deve essere superato. E la sentenza della Corte Costituzionale è fissata a breve, il 3 dicembre. Prima, ad esempio, del congresso del Pd. E questo potrebbe essere stato uno degli argomenti affrontati con Matteo Renzi in un ”cordiale” incontro che si è svolto in mattinata in Prefettura. Ma strada facendo, leggendo con attenzione i giornali – con un occhio agli attacchi personali e con l’altro alle prime indiscrezioni che filtravano da Napoli – il capo dello Stato ha scelto di chiudere il proprio discorso con un altolà a quanti ”con calunnie e faziosità” stanno tentando di ”destabilizzare l’equilibrio del Governo” e ”gettare ombre sulle istituzioni di più alta garanzia e di imparziale rappresentanza istituzionale”. Cioè sul Quirinale, come succede da settimane con voci ed allusioni su presunti ”patti segreti” per far uscire morbidamente il Cavaliere dai propri guai giudiziari che si aggravano di mese in mese. Calunnie che a volte suonano per il Colle come minacce ed alle quali Napolitano reagisce con rabbiosa veemenza: ”da parte mia non mi sottrarrò a nessun adempimento scomodo o facilmente aggredibile che sia, purché rientri nei limiti del mio mandato”, ha assicurato parlando alla ricchissima platea raccolta a Firenze per l’apertura della trentesima assemblea dell’Anci. Ad ascoltare l’anziano presidente c’era a Firenze il passato, il presente e il futuro della politica italiana. In un turbinio di incontri e rapidi capanelli si sono visti chiacchierare negli ampi spazi della Fortezza da Basso Matteo Renzi con Napolitano, Letta con Marino e Fassino, lo stesso premier in una saletta a tu per tu per un quarto d’ora con il sindaco di Firenze. Scelta carica di significati simbolici, perchè il presidente ha citato proprio la riuscita riforma per l’elezioni diretta dei sindaci come prova di coraggio premiato. Napolitano ha ricordato come anche allora c’era chi si sgolava a dire che ”il Parlamento era delegittimato” e che la riforma non si doveva fare. ”Guai se ci fossimo fermati; non ci arrendemmo e andammo avanti”, ha detto tra gli applausi dei primi cittadini. Un coraggio che evoca di sponda anche Enrico Letta spiegando ai sindaci che ”se l’Italia non funziona è perchè ha regole che non funzionano, regole vecchie”. Per questo ”non bisogna avere paura dei cambiamenti istituzionali che permetteranno al nostro Paese di funzionare meglio”.

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