Obama nella bufera, l’ira degli alleati

Pubblicato il 23 ottobre 2013 da redazione

NEW YORK. – America nella bufera. Gli ultimi clamorosi sviluppi dello scandalo del Datagate non solo mettono in enorme imbarazzo la Casa Bianca, ma rischiano di incrinare seriamente i rapporti con i principali alleati europei. L’ira di Parigi e Berlino in queste ore sta scuotendo l’amministrazione Obama, col presidente costretto a doversi giustificare prima col presidente francese, Francois Hollande, poi con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. In entrambe i casi, da una parte all’altra del filo del telefono la tensione è palpabile. Obama cerca di rassicurare i suoi interlocutori: i servizi Usa raccolgono informazioni, come fa l’intelligence di qualunque altro Paese, sempre attenti all’equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela della privacy. Figuriamoci, poi, se i servizi spiano il cellulare del capo del governo tedesco. E comunque – giura l’inquilino della Casa Bianca – l’amministrazione Usa sta portando avanti verifiche sui metodi di raccolta dei dati da parte degli 007, per verificare se ci sono stati degli abusi. Ma il clima di fiducia reciproca appare inevitabilmente deteriorato. Le capitali europee – dopo tante rassicurazioni – di fronte allo stillicidio di rivelazioni sull’attività della National Security Agency (NSA) non si fidano più. E l’operazione verità avviata dalla ‘talpa’ Edward Snowden ora rischia davvero di minare la credibilità internazionale del presidente Obama, sempre più accerchiato non solo dai Paesi del Vecchio Continente, ma anche dai giganti dell’America Latina come il Brasile e il Messico. A Washington ora gli occhi sono puntati sul vertice dei capi di Stato e di governo della Ue, da cui potrebbe anche uscire una forte presa di posizione verso gli Usa. Tra Bruxelles e Washington è calato nelle ultime ore il gelo. E se il numero uno dei servizi segreti americani, James Clapper, definisce ”false” le notizie che arrivano da Parigi (quelle diffuse da Le Monde che parla di 70 milioni di francesi spiati) dalla capitale europea arriva la minaccia di ritorsioni verso gli Stati Uniti. Il Parlamento europeo ha infatti approvato una risoluzione, votata a larga maggioranza, in cui si chiede di sospendere uno dei più importanti accordi tra Ue e Usa sul delicato fronte della lotta al terrorismo. Si tratta del programma Swift, attraverso il quale vengono ‘tracciati’ tutti i movimenti di capitali da una sponda all’altra dell’Oceano, con i dati immagazzinati in una gigantesca banca dati. La risoluzione non è vincolante. Ma la Commissione europea ha gia’ risposto all’Europarlamento, assicurando che fara’ passi concreti per chiedere nuove spiegazioni e informazioni ”scritte” alle autorita’ di Washington. La commissaria europea agli Affari interni, Cecilia Malmstrom, ha quindi ricordato come gia’ a suo tempo si era rivolta agli Stati Uniti. Del resto – da quando la ‘talpa’ Edward Snowden ha svelato al mondo l’esistenza di Prism, il programma di spionaggio Usa – non e’ la prima volta che l’Europa agita lo spettro di rappresaglie, come quella di bloccare i negoziati per la realizzazione della zona di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti.

(Ugo Caltagirone/ANSA)

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