Bce: Banche sotto pressione, via a pulizia dei bilanci

 

ROMA. – L’operazione con cui la Bce mira a portare a galla gli scheletri nell’armadio delle banche europee è partita e gli istituti del Vecchio Continente ragionano su come fare pulizia nei bilanci. L’operazione voluta da Mario Draghi porrà l’Europa di fronte a un bivio fra proseguire con le banche ‘zombie’ o fare trasparenza, con probabili tensioni politiche e nervosismo sui mercati. Il presidente della Bce ha preannunciato che la fotografia che ne uscirà sullo stato di salute delle banche dovrà essere credibile: ”Le banche devono poter essere bocciate”. Consapevole che portare a galla i problemi rischia di destabilizzare i mercati, Draghi chiede da mesi agli Stati dell’Eurozona di essere pronti a sostenere con soldi pubblici le banche che risulteranno sottocapitalizzate e che i privati non vorranno ricapitalizzare. Ma il tema è politicamente incandescente. A Bruxelles, dove i leader dell’Ue si vedranno spiegare i piani di Francoforte proprio da Draghi, già volano accuse reciproche. Il premier olandese Mark Rutte ha rivendicato che l’Olanda è pronta ”ma lo stesso non possono dire tutti i miei colleghi europei”. Già s’intravede il possibile braccio di ferro che si verrà a creare se nel 2014 verrà davvero aperto il vaso di pandora dei crediti deteriorati, delle coperture mancanti e insufficienze di capitale di diverse banche. Riuscire a rendere omogenei i soli tassi di copertura dei crediti deteriorati in poco tempo è un’impresa: fra i Diciassette si va, secondo dati della Bloomberg del 2012, dal 74,3% dell’Austria al 47% del Belgio o al 40% dell’Italia. Ma giocano un ruolo le metodologie di calcolo nazionali: rettificando i dati il Fondo monetario internazionale notava che l’Italia salirebbe al 47%. Si apre un confronto non solo numerico, ma anche politico su scala europea che vedrà la Bce fare da arbitro. ”Una sfida monumentale”, secondo il think tank europeo Bruegel, che rischia di provocare ”un’escalation del conflitto fra la Bce e gli stati membri”. Se la Bce riporterà la fiducia nelle banche resistendo alle pressioni politiche degli Stati, sarà un colpo al ‘credit crunch’ che affligge l’Europa del Sud. Se sarà troppo ‘soft’, secondo Bruegel ”continuerà la creazione di banche zombie”. Non a caso l’agenzia di rating Fitch promuove il piano di Draghi, ma nota anche la mancanza di molti dettagli. In Borsa le banche si sono riprese dopo la doccia fredda della Bce. Ma i dettagli finora emersi del piano-Draghi non fanno dormire tranquilli molti manager. Fra le circa 130 banche che ricadranno nella vigilanza della Bce, uno studio di Mediobanca evidenzia molte criticità: come per Deutsche Bank e Bnp Paribas, con elevata leva finanziaria e (la prima) esposizione a derivati complessi. O le italiane (come Mps, Ubi, Intesa Sanpaolo) e spagnole (Bankia, Bbva, Santander) per i miliardi di debito pubblico in pancia. E poi la forte dipendenza dai maxi-prestiti triennali della Bce, che coinvolge di nuovo le spagnole ma anche Montepaschi (29 miliardi di ‘Ltro’ al 2012), Ubi (12 miliardi), Intesa SanPaolo (24 miliardi), Banco popolare (13,5), Carige (sette miliardi). La Bloomberg nota poi la ‘sensitivity’ particolarmente alta di Unicredit sul tema delle copertura dei crediti deteriorati. Aspetti su cui giocheranno un ruolo non solo il ‘number crunching’, la matematica finanziaria, ma le scelte, in qualche modo politiche, degli uomini di Draghi con l’Eurozona in faticosa uscita dalla grande crisi.

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