Falchi annunciano guerriglia. Governo pronto alla fiducia

ROMA. – Falchi Pdl all’attacco sul decreto legge sulla Pubblica amministrazione, maggioranza in sofferenza e Governo costretto a minacciare la fiducia sul provvedimento. Il tutto mentre Renato Brunetta parla di ”guerriglia” evocando il Vietnam parlamentare se il Pd non risolverà il caso-Bindi. Più in alto anche il presidente della Repubblica finisce sulla graticola criticato da Lega nord, M5S e Sel per aver riunito al Quirinale esponenti della maggioranza nel tentativo di tenere alta la pressione sulla riforma della Legge elettorale. Che è sempre più incagliata nelle secche dei veti contrapposti nonostante Giorgio Napolitano si sgoli nel ricordare che il prossimo tre dicembre la Corte Costituzionale deciderà comunque sul Porcellum e l’impotenza delle Camere sarà evidente anche ai cittadini meno informati. Ce n’è abbastanza per preoccupare palazzo Chigi e Quirinale che guardano con attenzione anche alla convocazione – oggi pomeriggio a palazzo Grazioli – dell’ufficio di presidenza del Pdl. Certamente la conferma venuta da Napoli che Silvio Berlusconi è indagato per la compravendita di senatori ai tempi del governo Prodi, preannuncia l’arrivo di un Cavaliere più di guerra che di governo. In molti annunciano il “redde rationem” di Berlusconi che ha convocato un ufficio di presidenza ”rigido”. I partecipanti saranno quindi solo 24. Ad eccezione di Angelino Alfano non saranno presenti gli attuali ministri pidiellini. Una formula quindi, che mette in minoranza le colombe. Anche ieri è stato il capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta, a dare fuoco alle polveri su più fronti, facendo capire come ormai qualunque provvedimento può essere oggetto di scontro parlamentare. La tensione si è manifestata subito alla Camera quando ha gelato il ministro Dario Franceschini assicurando che per il Pdl ”il decreto sulla P.A. puó decadere”. A questo punto il Governo è stato costretto a ragionare sulla possibilità di porre la fiducia su un provvedimento che in origine non sembrava presentare troppe spigolosità. Una fiducia al decreto che si sarebbe trasformata di fatto in una pericolosa ‘conta’ dentro la maggioranza. Il tutto mentre dall’opposizione si gioca la carta dell’ostruzionismo. Prima quello dei grillini (poi rientrato), quindi, in serata, quello minacciato dalla Lega. Sempre Brunetta intanto rinfocolava un altro fronte, quello dell’elezione di Rosy Bindi alla Commissione antimafia. ‘In Antimafia é  successo uno strappo intollerabile, gli strappi hanno dei costi. Chi ha fatto lo strappo rifletta e su questo il Pdl é unito come un sol uomo”, ha detto minacciando una ”guerriglia” anche su questo tema. Una bella gatta da pelare sia per il Governo che per il Pd, visto che sottotraccia emerge un certo fastidio per questa scelta di rottura sia nell’entourage di Enrico Letta che di Matteo Renzi. E se il gelido silenzio del Pd parla da solo, a destra è la Santanchè ad attaccare la scelta di eleggere la Bindi senza i voti del Pdl: ”Andiamo verso un Governo monocolore”, chiosa la pitonessa. Intanto sul fronte caro a Napolitano, la riforma della legge elettorale, tutto stenta. Sia a destra che a sinistra. E le pressioni di Napolitano per spingere la maggioranza a trovare un’intesa prima della sentenza della Consulta (3 dicembre), hanno provocato una piccola tempesta tra le opposizioni. La notizia di un vertice al Quirinale con i capigruppo della maggioranza in Senato e i ministri Gaetano Quagliariello e Dario Franceschini per fare il punto sulla legge elettorale, ha provocate le dure critiche di Lega nord, M5S e Sel. Per Calderoli si tratta di una ”inaudita convocazione al Colle” che ora deve sentire anche le opposizioni su una materia, quella delle riforme, che riguarda l’intero Parlamento. Di ”ennesimo colpo di mano del Quirinale” parla invece M5S che ricorda che non siamo tornati alla ”monarchia”. Anche a sinistra si registra un certo ”disagio” per la riunione del Quirinale che Sel definisce ”irrituale”.

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