Eni primo gruppo italiano, boom di crediti dubbi nelle banche

Pubblicato il 24 ottobre 2013 da redazione

MILANO. – Sempre più crediti dubbi in pancia alle banche, attività al prossimo esame Bce a un livello molto elevato; Eni che rimane il primo gruppo italiano, Rai e Alitalia nei primi e poco ambiti posti per perdite operative. E’ la fotografia al sistema economico italiano scattata dall’ufficio studi di Mediobanca attraverso l’obiettivo delle grandi società. In particolare i crediti dubbi – sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti – delle banche a fine 2007 erano il 2,7% dei crediti totali mentre quest’anno sono arrivati a quota 9,5%, che significa una crescita del 251% da inizio crisi: il loro rapporto con il capitale netto delle banche è arrivato all’81%, con un aumento violento negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi. Intanto i crediti ‘in bonis’, cioè quelli verso soggetti che non appaiono a rischio insolvenza, stanno frenando, così come il credito complessivo erogato ai clienti. Secondo la ricerca, nel 2012 il credito è infatti stato tagliato di 36 miliardi (-1,8%), con le le grandi banche commerciali che mostrano un calo del flusso superiore a quello del sistema nel suo complesso (che comprende anche le popolari e le banche di credito cooperativo), pari l’anno scorso al 2,1%. L’analisi – che per il sistema bancario conferma una riduzione di quasi 700 sportelli nel solo 2012 – individua per Mps un rapporto tra crediti dubbi e crediti totali del 12,2%, quindi nettamente superiore alla media, mentre per Unicredit è dell’8,1% e per Intesa del 7,6%. L’analisi si estende alle attività ponderate per il rischio (dette tecnicamente Rwa), quelle tra cui si potrebbe concentrare il prossimo esame della Bce: il loro rapporto con il totale dell’attivo è per i principali gruppi italiani molto più alto di quasi tutti i concorrenti europei: a fine 2012 era al 46% per Unicredit, al 44% per Intesa e al 42% per Mps. Il rischio è quindi che la Banca centrale europea possa richiedere al sistema ‘made in Italy’ un aumento dei capitali complessivi. Minori le sorprese dalla classifica dei gruppi ‘industriali’: prima rimane Eni con 127 miliardi di ricavi (+16%) e ben 14 miliardi di utili nell’ultimo biennio, seconda Exor-Fiat (che con il consolidamento Chrysler si rafforza nel fatturato a 110 miliardi), terza Enel (82). Esce Ilva-Riva commissariata, entra Pirelli al posto di Fininvest, che esce dalla ‘top 20’ per il calo della raccolta pubblicitaria di Mediaset e Mondadori. Bene Luxottica 16esima, che cresce di due posizioni. Per quel che riguarda invece le perdite, a parte Esso che guida le difficoltà dei gruppi di raffinazione molto ‘volatili’ anche a causa del prezzo del petrolio, l’anno scorso la Rai è stata la società industriale italiana con il peggiore ‘rosso’ operativo (197 milioni, oltre il 7% del fatturato), seguita da Maire Tecnimont (-141 milioni) e Alitalia (-119). Male anche Rcs (12esima, -80 milioni) e Fininvest (-68 milioni) mentre Telecom è ampiamente prima per perdite nette (-1,6 miliardi), seguita da Finmeccanica, che a bilancio ha segnato un rosso di 828 milioni. (ANSA).

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