Lou Reed, omaggi da Bowie al Vaticano

Pubblicato il 28 ottobre 2013 da redazione

NEW YORK. – Da David Bowie al Vaticano. Ziggy Stardust ha guidato la catena di tributi su Twitter per la morte di Lou Reed: “Il mio vecchio amico” è stato “un maestro”. E sempre su Twitter il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del pontificio consiglio per la Cultura, fine biblista, teologo ed ebraista, ha ricordato la scomparsa del cantante postando un passaggio di “Perfect Day”, una delle più celebri canzoni del fondatore dei leggendari Velvet Underground. Erano legati a doppio filo, Bowie e Reed: una grande amicizia e altrettanto grande collaborazione artistica, passata attraverso Transformer del 1972, il secondo album di Reed da solista che contiene l’immortale Wild Side. Altri vip della musica, della cultura e dello spettacolo si sono uniti al cordoglio per la morte del cantante: molti con toni da libro delle condoglianze vecchio borghese che forse avrebbero fatto ridere il vecchio rocker. “Profonda gratitudine. Pace”, si è espressa Mia Farrow. Per Salman Rushdie, “Lou è arrivato alla fine della sua canzone. Tristissimo. Ma tu, Lou, sei sempre stato ‘on the wild side’. Always a Perfect Day”. Su Twitter Samuel Jackson ha parlato della “musica che ha fatto la mia generazione”. Whoopi Goldberg ha commentato che “Lou era unico e questa ragazzina di colore canta ancora dededede…”. Musica ma non solo. La rivista liberal The Nation ha trovato un filo rosso tra la gentile “The Day that Kennedy Died” del 1982 e la militanza fino all’ultimo del cantante con il movimento Occupy Wall Street. Mentre il critico praghese Jiry Cerny ha osservato che “di tutte le scomparse di star della musica quella di Reed è la più dolorosa per i cechi”. Era stato proprio Cerny a far conoscere ai suoi connazionali la musica del fondatore di Velvet Underground negli anni Sessanta. “Fu una influenza straordinaria”, ha commentato con Le Monde il dissidente Petr Placak: “Un’esperienza di libertà nella Cecoslovacchia comunista dove tutto era controllato e inquadrato”. A Praga i musicisti di Plastic People of the Universe, che avevano cantato Lou Reed fin dal ’68, furono al cuore di un processo che portò nel 1989 alla “Rivoluzione di Velluto” e alla nascita di una amicizia tra Lou e il dissidente e poi presidente Vaclav Havel. Havel aveva comprato un disco dei Velvet nel 1968 a New York: e c’è perfino chi ha ipotizzato un legame – forse soltanto immaginario – tra questa amicizia e il “velluto” usato per tenere a battesimo la rivoluzione praghese.

(Alessandra Baldini/ANSA)

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