Decadenza Berlusconi, caos in Giunta

ROMA. – E’ scontro totale in Giunta per il Regolamento del Senato convocata per stabilire se sulla decadenza di Berlusconi si deciderà con voto palese o segreto. Il Pdl, denuncia il centrosinistra, cerca in ogni modo di allungare i tempi ricorrendo anche a “tecniche ostruzionistiche e dilatorie”. I Dem, ribattono i pidiellini, stanno cercando con “un colpo di mano di cambiare a maggioranza il regolamento del Senato che stabilisce come il voto debba essere segreto”. Il M5S attacca il centrodestra ricordando come la legge Severino preveda “immediatamente” il voto sulla decadenza del “pregiudicato Berlusconi” e invece “gli sono stati regalati altri due mesi di tempo”. Il Cavaliere si appella direttamente a Letta affinché il governo intervenga per sancire una volta per tutte come la legge Severino non possa essere retroattiva. Lanciando un vero ultimatum al premier: “la delega della legge è ancora aperta basta aggiungere una riga per dire che non è retroattiva. Letta dica sì o no”. Il caos, insomma, è generale e lo scontro è davvero a 360 gradi. A surriscaldare il clima, si spiega in ambienti della maggioranza, sarebbe stata tra l’altro l’intenzione espressa in Giunta dalla senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta di dichiararsi a favore del voto palese. Cosa che sposterebbe inesorabilmente l’ago della bilancia verso la trasparenza dello scrutinio. Francesco Nitto Palma, presidente della commissione Giustizia del Senato e componente della Giunta, cerca in tutti i modi di far sospendere la seduta. L’occasione la offrono le motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Milano, uscite nel frattempo, nelle quali si ribadisce come quella della decadenza sia di fatto un effetto amministrativo della sentenza penale. “Il fatto che si sia precisato come la decadenza sia una sanzione amministrativa – dichiara davanti a decine di cronisti – va a vantaggio della nostra tesi sull’irretroattività della Severino. Una sanzione amministrativa, infatti, non può avere effetti retroattivi. Pertanto chiediamo che i lavori della Giunta vengano sospesi e si rimandino tutti gli atti alla Giunta per le Immunità”. La Giunta per il Regolamento, invece, va avanti e il Pd dimostra, rileggendo quanto scritto dai giudici di Milano, come “le motivazioni dicano esattamente il contrario di quanto sostenuto dal Pdl”. Soprattutto perché è la sentenza passata in giudicato che fa fede ai fini della retroattività e non la data di commissione del reato. Tecnicalità a parte, il muro contro muro, cominciato in conferenza dei capigruppo per la mancata calendarizzazione del voto sulla decadenza, continua anche in Aula. Schifani, che prima aveva contestato come la Giunta non possa votare su quello che è solo un parere, avverte che non si riuscirà a trasformare l’Aula “in un plotone d’esecuzione” contro il Cav. E se la prende con il presidente del Senato Grasso che non sospende i lavori per “evitare che il regolamento del Senato venga cambiato con un colpo di mano”. Il Pd insorge e il capogruppo Luigi Zanda avverte: le regole e le sentenza “vanno sempre rispettate”. Basta con le polemiche che avvelenano il clima nella maggioranza. L’Aula di Palazzo Madama boccia però la proposta del M5S e di Sel di mettere il voto sulla decadenza all’ordine del giorno del 5 novembre. Facendo sospettare che si rinvii tutto a dopo la legge di stabilità. Grasso, però, fa sapere che subito dopo la decisione su “voto segreto sì-voto segreto no” verrà convocata una nuova conferenza dei capigruppo per stabilire la data che non sarà necessariamente dopo la finanziaria. La Giunta intanto, dopo essersi riunita in seduta notturna, si riconvoca domani alle 9. Ma anche su questo è guerra. Palma aveva proposto di rivedersi il 4 novembre. Mentre Zanda aveva lanciato l’aut aut: o domani alle 9 o si va avanti ad oltranza. (Anna Laura Bussa/ANSA)

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