Euro e passaporto Ue, così ci è cambiata la vita

Pubblicato il 29 ottobre 2013 da redazione

ROMA. – Pur depotenziato dai Trattati Ue successivi, quello di Maastricht ci ha cambiato la vita. Due esempi tra i tanti: la moneta unica e il passaporto europeo – quello con la copertina bordeaux e la dicitura Unione europea – oltre ad aver gettato le basi dell’Europa della politica estera e di sicurezza, degli affari interni e giudiziari, con tra l’altro la creazione di Europol. L’Euro, in circolazione dal primo gennaio 2002 dopo tre anni di cambio fisso, è senza dubbio l’effetto più tangibile dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht. La moneta unica circola in 17 Paesi dei 28 che fanno parte dell’Unione europea, creando di fatto un enorme spazio unico non solo economico e monetario (senza cambi di valuta) ma ormai anche bancario. Chi dice euro dice anche Banca Centrale europea (Bce), di stampo tedesco, ma guidata da un italiano, Mario Draghi. L’obiettivo primario della banca, un organismo indipendente dai governi, è la stabilità dei prezzi, da raggiungere rispettando i cosiddetti criteri di Maastricht. E cioè un rapporto tra deficit e Pil inferiore al 3%, un rapporto tra debito pubblico e Pil inferiore al 60% (che in pochissimi in realtà rispettano), un tasso d’inflazione inferiore all’1,5% rispetto a quello medio dei tre paesi più virtuosi. Con il Trattato di Maastricht è stato coniato uno dei neologismi più brutti della lingua italiana: sussidiarietà. L’idea è sensata: a livello europeo si deve fare soltanto quello che funziona meglio che a livello nazionale. Peccato però che le rispettive competenze non siano state fissate con chiarezza. Sono stati snelliti, inoltre, i processi decisionali (con l’eccezione dei temi cruciali come la politica estera ed economico finanziaria), e sono stati accresciuti i poteri del Parlamento europeo (attraverso la cosiddetta procedura di codecisione). Il passaporto è solo uno degli aspetti dell’introduzione della cittadinanza dell’Unione europea: c’è il diritto di voto attivo e passivo alle amministrative (e alle europee) nel Paese di residenza, oltre alla possibilità di essere assistito all’estero da uno qualsiasi dei consolati dei Ventotto. Il trattato di Maastricht sancisce anche l’inizio dell’Europa a geometria variabile con la clausola dell’opt out, che ha autorizzato Gran Bretagna e Danimarca a non partecipare alla moneta unica. Una decisione che permette a chi lo desidera di accelerare l’integrazione, ma che potrebbe aver spianato la via ad un divorzio britannico. L’Europa della difesa infine. Con il trattato di Maastricht se ne sono gettate le basi, ma non si è mai realizzata, se non per (timide) operazioni di mantenimento della pace. Il pilastro europeo della Nato rimane debole: sia perchè la difesa senza gli Usa è difficile, sia perchè le due potenze atomiche europee – Gb e Francia – non intendono rinunciare alle loro prerogative nazionali.

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