Donne Latinoamericane Raccontano

Pubblicato il 30 ottobre 2013 da redazione

ROMA – Nell’ottica di un un momento storico come quello attuale, che vede il ruolo femminile assumere una rilevanza sempre maggiore, in Italia e nel mondo, l’Istituto Italo-Latino Americano ha saputo farsi interprete della significativa tematica della donna latinoamericana nella letteratura, ospitando “Donne Latinoamericane Raccontano”.

Tenutosi giovedì 24, presso la splendida sede romana dell’istituto, l’incontro è stato moderato dal Segretario Culturale dell’IILA Sylvia Irrazábal, che ha sottolineato come il “nuovo” boom delle voci femminili rappresenti in realtà una vena culturale le cui radici affondano nel lontano 1600 e la cui evoluzione è ancora in corso.

La drss.a Irrazabal ha giustamente evidenziato la marginalità (o addirittura la totale assenza) nella quale erano relegate le voci femminili durante il boom della letteratuta latinamericana negli anni ’70.

-Ora é sempre piu il momento delle voci femminili – ha dichiarato – dopo i mutamenti avenuti in Sud America nel corso degli anni ’90, la nuova configurazione delle basi sociali e culturali ha permesso il consolidamento delle donne nel campo politico, economico e sociale.

Fenomeno più recente é la traduzione in italiano delle opere di alcune scrittrici latino americane,  “donne che hanno vissuto in prima persona esperienze come quella del carcere e dell’esilio, e che ora fanno sentire la propria versione della storia. Una rivoluzione letteraria, sempre più importante nel panorama mondiale”.

Rosa Maria Grillo – docente di lingua e cultura ispanoamericana dell’Università di Salerno, nonché traduttrice di alcune delle opere in questione –  ha in seguito preso la parola rimarcando come l’idea di questo incontro nasca proprio dalla pressoché totale assenza di nomi femminili all’interno del boom degli anni ‘70, situazione capovolta solo venti anni dopo.

Secondo la scrittrice, “l’interesse per un fenomeno politico come quello delle Madres y Abuelas de Plaza de Mayo è stato effettivamente un momento in cui ci si è accorti di quanto la vitalità e operitività delle donne sia stata incisiva ed importante”.

-Lo possiamo considerare un momento fondamentale per questa svolta – ha spiegato – Madres y Abuelas che “raccontano”, in un momento in cui la dissidenza era quasi impossibile in paesi come l’Argentina: sono riuscite a tenere vivo l’interesse del mondo per quella situazione e ad ottenere risultati concreti.

Fatta tale premessa, l’esperta si è concentrata su alcuni nomi partendo dalla scrittrice J. M. Gorriti,  “una donna molto in avanti rispetto al suo tempo (‘800 ndr.) e che per questo ha fatto molto discutere, arrivando a far parlare di protofemminismo”. Le opere presentate, tra le quali spicca “Cucina eclettica”, possono essere lette secondo una duplice prospettiva: sia come “rinuncia al principio della letteratura pura”, che come “meta-narrativa incentrata sulle difficoltà dello scrivere, indagando sulla sua stessa occupazione e quindi su sè stessa”.

-La sua è una scrittura eclettica, ambigua – ha poi aggiunto la Grillo – caratterizzata da forti note di modernità sullo sfondo dell’America Latina dell’epoca.

Continuando nel solco della tradizione aperta dalla Gorriti, è stata sottolineata la figura di Aitana A. León, che nel suo “Memorie inseparabili” parte dagli scritti dei genitori per raccontare la sua vita, la sua infanzia “nomade” ed il rapporto con i genitori stessi. Il suo é uno stile volto ad “abitare la solitudine tramite la poesia”.

L’ultimissima ondata trattata, invece, riguarda le testimonianze delle detenute politiche che hanno sofferto sulla propria pelle le vicissitudini della dittatura. La relatrice ha in questo senso citato Edda Fabbri, che tramite “Oblivion” medita sulla solidarietà femminile con particolare riferimento alle tragedie che hanno accomunato le donne, “un’opera che racchiude il mondo argentino di quegli anni”.

Il secondo intervento della serata ha visto protagonista Maria Gabriella Dionisi – docente di lingua e cultura ispanoamericana presso l’Università della Tuscia – specializzata in letteratura paraguaiana e nello specifico sull’effetto delle migrazioni e del rapporto tra paesi d’origine e d’adozione sulla letteratura.

La specialista ha voluto rimarcare il ruolo fondamentale svolto da Josefina Pla, definita “tra le più grandi scrittrici paraguaiane, una donna che ha dedicato l’intera vita a studiare e tirare fuori l’anima del suo paese”.

-Ha lavorato per salvare dall’oblio le diverse anime e realtà del Paraguay – ha aggiunto la Dionisi – superando indennemente le dittature e riuscendo sempre far sentire la sua voce, sia tramite poesie che racconti, ridando dignità alle donne paraguayane, con enfasi particolare sulla dimensione femminile contadina di cui non si usava parlare.

Per la docente, “racconta di un mondo fatto di leggende e religiosità quasi morbosa, e dell’eterna lotta per l’affermazione delle individualità femminili” in un contesto, come quello della dittatura,  dove il “connubio uomo-potere” fungeva da asse portante.

In linea con il trend culturale sopradescritto si inserisce un’opera della seconda letterata di cui la Dionisi tratta, Renée Ferrer, maestra degli scrittori che dal 1940 in poi hanno raccontato la condizione femminile durante la dittatura. Ciò che emerge dal suo “I nodi del silenzio” è un “senso di sopraffazione che riunisce le donne di tutto il mondo”.

Brigidina Gentile – esperta di culture dell’America Latina e letteratura creativa, anch’essa traduttrice – ha chiuso il ciclo di relazioni riscuotendo grande successo tra il pubblico grazie alla lettura di alcuni passi irriverenti dell’opera da lei curata, “L’altra Penelope”.

Stando a quanto dichiarato dalla studiosa, “è stata la ricerca del mito da parte di donne latinoamericane a portare alla pubblicazione di questa antologia, che raccoglie opere sconosciute in Italia”.

L‘antologia infatti ruota attorno al ruolo di Penelope come donna capace “non solo di aspettare, ma di  tramare”, lasciando al lettore l’interpretazione delle trame e dei disegni delle sedici autrici ispanoamericane. È in questa prospettiva che la condizione femminile viene trattata nell’opera, creandone un’immagine a tutto tondo, più libera rispetto a quella “ripetitiva e mitizzata” fissata nell’immaginario comune. Un profilo femminile che finalmente trascenda stereotipi e luoghi comuni, in modo da comprendere non solo il mito in sè, ma scavare nella propria coscienza.

Lorenzo Di Muro

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