A Palermo gli immigrati rompono il tetto di cristallo della politica

Pubblicato il 30 ottobre 2013 da redazione

PALERMO.- Sofia Elisabeth Quiñonez, ecuadoregna, è tra gli eletti nella Consulta delle Culture presso il Comune di Palermo, quale unica rappresentante della circoscrizione “Americhe e Oceania”. Quiñonez, che ha raccolto 90 preferenze, siederà su uno dei ventuno scranni di Palazzo Cefalà, sede del nuovo Parlamento degli immigrati. Le votazioni si sono svolte domenica 20 ottobre e hanno coinvolto circa 7000 stranieri degli oltre 23 mila regolarmente risiedenti nel capoluogo siciliano e aventi diritto al voto. Sono nove in tutto le donne elette e con un’età media inferiore ai quarant’anni che ben rappresentano quindi, la nuova generazione di stranieri nati a Palermo. Sofia Elisabeth Quiñonez ha 47 anni e da quindici vive a Palermo. Per lei, la situazione legislativa è molto più semplice rispetto a quella degli altri extracomunitari: è infatti sposata con un palermitano e gode quindi della cittadinanza italiana, così come tre dei suoi quattro figli (la primogenita, di 20 anni, è nata in America Latina). Non per questo, però, dimentica chi non essendo ancora cittadino italiano deve affrontare numerosi problemi sociali. Il suo pensiero è soprattutto rivolto alla tutela della maternità: “le donne sudamericane amano fare molti figli –spiega Quiñonez – eppure, qui non esistono asili nido a basso costo per poter lasciare i piccoli mentre le mamme si recano al lavoro; così molte di loro non possono permettersi di avere dei bambini”. Il ruolo di babysitter che i genitori italiani spesso e volentieri “affibbiano” ai nonni, infatti, è un miraggio per gli extracomunitari che invece hanno lasciato le famiglie nel paese d’origine.  Un altro problema che la neo eletta porterà all’attenzione del Comune di Palermo, fin dalla prima seduta utile del Consiglio Comunale, riguarda la condizione di sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposti gli stranieri. “Quando il datore di lavoro vede che non sei italiano, cerca di approfittare offrendoti paghe più basse – prosegue Quiñonez  – e, naturalmente, un lavoro esclusivamente in nero”. La parità sociale è ancora lontana; lo sa bene l’esercito di colf e badanti extracomunitari che prestano servizio senza alcuna tutela giuridica e con orari che rasentano la schiavitù. Di questo e di altri problemi si potrà finalmente discutere a Palazzo delle Aquile, dal giorno dell’insediamento ufficiale della Consulta che – attraverso i suoi ventuno membri – rappresenta la quasi totalità delle comunità straniere più numerose residenti a Palermo (tranne la comunità cinese che non ha presentato alcun candidato). Ad interfacciarsi con la giunta e con il consiglio saranno il presidente e il vicepresidente della Consulta che saranno eletti all’interno di un ufficio di presidenza composto da sette membri. Il successo delle elezioni ha lasciato a bocca aperta gli stessi eletti che non si aspettavano un tale afflusso di votanti alle urne. Il più votato in assoluto è stato un Tamil, Thayaraj Arulnesan, che con i suoi 706 voti ha incassato il secondo primato: oltre ad aver ottenuto il più alto numero di preferenze, infatti, Thay è il primo laureato della sua comunità. Gli altri eletti provengono dal Bangladesh (la comunità più numerosa di Palermo), Pakistan, Filippine, Tunisia, Marocco, Ghana, Capo Verde, Mauritius, Ucraina, Romania, Polonia e Israele. La Consulta s’insedierà ufficialmente entro la prima metà di novembre. Il sindaco Leoluca Orlando ha auspicato che la data d’insediamento possa coincidere con la visita in città del Ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge, annunciata nei giorni scorsi. 

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Foto e testo Gisella Cangemi

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