Bancari: In piazza per contratto, paralisi allo sportello

MILANO. – Adesione massiccia da parte degli oltre 300 mila bancari italiani allo sciopero nazionale proclamato contro la disdetta anticipata del contratto nazionale decisa dall’Abi, l’Associazione bancaria italiana. Le percentuali di astensione, hanno comunicato i sindacati, si sono attestate tra l’85% e il 90%. I numeri sarebbero stati anche più alti ma le banche hanno rifiutato ”di accettare l’adesione” di chi aveva ”già programmato una giornata di ferie”. Chiuse oltre il 92% delle filiali mentre le attesa ai call center si allungavano all’infinito, precedute da avvisi che mettevano in guardia i clienti sui disservizi. ”Questa – si legge in una nota – è la risposta della categoria alla scellerata disdetta del contratto nazionale di lavoro dei 309mila bancari italiani”. Le cifre sono state contestate dall’Abi, secondo cui l’astensione è stata ”pari al 55% del totale dei dipendenti”. Mentre a Milano, Roma, Genova e Padova si tenevano presidi di lavoratori, armati di bandiere e fischietti, i bancari hanno scelto per il primo corteo della loro storia la città di Ravenna, sede della Cassa di Risparmio di Ravenna di cui è presidente Antonio Patuelli, anche numero uno dell’Abi. ”La disdetta del contratto nazionale di lavoro giunge in un momento delicato, in cui ci sono 12 banche commissariate e la dichiarazione di altri 20.000 nuovi esuberi. L’Abi non vuole rinnovare l’ammortizzatore di settore, che non pesa in alcun modo sul bilancio dello Stato, e con cui fino ad oggi sono stati gestiti i 50.000 lavoratori bancari in esubero” hanno detto dal palco Massimo Masi della Uilca, Giuliano Calcagni della Fisac-Cgil, e Giuliano Romani della Fiba, stigmatizzando gli ”importi vergognosi e ingiustificati” dei top manager italiani (citati i 7 milioni incassati dall’ex ad di Intesa Sanpaolo, Tommaso Cucchiani, per 21 mesi di lavoro). Le banche, per bocca del vicepresidente dell’associazione, Francesco Micheli, si sono dette da subito ”disponibili al confronto”, così da ”ridiscutere completamente un contratto” che le banche considerano ”unanimemente insostenibile” e che per questo hanno disdetto anticipatamente a metà settembre. L’invito è stato però rispedito al mittente. ”Per ritornare a negoziare con l’Abi è necessario che le banche tolgano di mezzo la disdetta del contratto nazionale di categoria. Non tratteremo sotto ricatto”, ha replicato Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi. ”Senza un ritiro della disdetta non ci sederemo al tavolo” gli ha fatto eco Masi. ”L’Abi ritorni sui suoi passi – ha dichiarato il segretario confederale della Cisl, Annmaria Furlan – , non è concepibile che abbia disdettato il contratto di circa 300 mila lavoratori e lavoratrici”.

Condividi: