“Eroi esauriti”

ROMA:- Voleva raccontare una storia d’avventura, come non se ne leggono da tanto tempo, e voleva che l’eroe protagonista fosse un italiano. E così, Davide Lisino, scrittore e sceneggiatore nato a Torino nel 1977, dopo il noir-comico “Italian Cowboy” (Fandango), arriva sulle maggiori piattaforme digitali (da Amazon a IBS.it) con l’e-book “Eroi esauriti”, ed il suo eroe ha l’inconfondibile barba di Garibaldi.

“Nei romanzi italiani d’avventura, peraltro già poco numerosi – spiega Lisino – spesso il protagonista non è di nazionalità italiana. Come se noi italiani non avessimo la statura degli eroi e potessimo riconoscerci solo in individui come il comandante Schettino.  Naturalmente non è così. Anche oggigiorno leggiamo esempi di eroismo “made in Italy”, come il carabiniere o i pescatori lampedusani che in continuazione salvano vite dei naufraghi immigrati. Io insomma volevo invertire la tendenza narrativa. Certo, avrei potuto inventare un eroe di sana pianta, ma poi ho pensato che potevo giocare con l’eroe italiano per eccellenza. E, pur prendendo spunto dalla sua figura storica e reale, è nata un’immagine di Garibaldi molto diversa da quella canonica, istituzionale direi, a cui siamo abituati. Togliendogli di dosso una volta per tutte la polvere della retorica mantenendone però la componente epica, d’altra parte l’uomo Garibaldi, anche nei suoi difetti anzi forse soprattutto in quelli, è tutt’oggi molto affascinante.” E Davide, ormai espertissimo di Garibaldi, regala dettagli magari sconosciuti ai più, raramente segnalati sui libri di storia, ad esempio, “alla sua epoca era un’autentica star, come potrebbero essere oggi Johnny Dep o Brad Pitt, e per questo era diventato un vero e proprio marchio di vendita. Tanto che in Inghilterra una ditta dolciaria aveva inventato un tipo di biscotti con il suo nome. Che esistono ancora oggi. C’erano insomma un mucchio di spunti estremamente stimolanti”. 

In “Eroi esauriti” si alternano elementi di fantasia, storia, leggenda, in un’alchimia che tutto sommato non è costata, secondo Lisino, nessuna difficoltà, “il  divertimento anche per il lettore, è stato proprio mischiare Storia, leggenda e fantasia in un unico amalgama. Questo mix è molto praticato all’estero, poco in Italia, e comunque concentrato soprattutto nei gialli storici (penso a Giulio Leoni e ai suoi romanzi con protagonista Dante Alighieri). Forse perché in Italia permane ancora un concetto ingessato della cultura e della storia. Qualcuno magari dirà che la mia è un’operazione pop, ma a me le classificazioni di questo genere interessano pochissimo. L’importante, secondo me, è che la storia che voglio raccontare appassioni il lettore e lo faccia affezionare all’umanità dei miei personaggi. Questo, d’altronde, penso sia l’obiettivo principale che dovrebbe avere ogni storia”.

Davide Lisino, forse anche con una certa dose di “coraggio”, ha raccontato un Garibaldi insolito, più uomo che eroe con il risultato di aver distrutto un mito o di averne fatto un eroe ancora più amato?

 “Credo di averne smontato il vecchio, magari pure un po’ noioso mito, per, spero,  averne restituito uno nuovo, forse più vicino al sentire attuale. Come dici bene tu, ho raccontato più l’uomo che non l’eroe filologico. Immaginandomi i suoi tormenti, quelli di uno uomo adorato da tutti che sta invecchiando e che vede la sua fama e il suo vigore fisico venire meno inesorabilmente. Il tutto raccontato talvolta con irriverenza e talvolta con ironica tenerezza. Sono proprio i nostri difetti, le nostre contraddizioni, le nostre idiosincrasie a renderci unici e interessanti. La grandezza di Garibaldi è stata proprio quella di aver compiuto azioni temerarie, addirittura impensabili, in tutto il mondo, pur essendo un uomo come tutti noi, con le sue debolezze, i suoi sentimenti nobili e quelli meschini”.   

 Quali sono gli elementi che consentono di associare ad un uomo il titolo di eroe?

 “L’eroismo è un tema che mi affascina da sempre. Non so mica perché. Forse perché penso che non potrei mai essere un eroe. Non so. Di norma eroe viene considerato chi ha il coraggio di affrontare innanzitutto la propria paura per aiutare il suo prossimo. Chi combatte i soprusi. C’è sicuramente del vero in questo. E Garibaldi era uno così. Garibaldi sosteneva che gli uomini fossero tutti uguali, in un tempo in cui però lo schiavismo era tranquillamente praticato in varie parti del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti. Però, forse, ci sono altre componenti, meno nobili per così dire, che rendono un uomo un eroe, e che in qualche modo appartengono anche al “mio” Garibaldi. Tanto per fare un esempio: la fortuna. Sembra quasi ovvio ricordarlo, ma un’impresa diventa eroica se la porti a termine. Che tu viva o muoia, non basta la volontà di fare ciò che è giusto, ci devi riuscire. E per farlo spesso non bastano il coraggio o la tenacia, ci vuole anche fortuna. Altre volte eroi sono coloro che non hanno più niente da perdere e allora riescono a rischiare, a lottare per il prossimo in difficoltà. E se altre volte fosse addirittura il nostro egoismo, la ricerca di un vantaggio, a renderci eroi nostro malgrado? Il nostro interesse, in un determinato momento, coincide con quello del prossimo in difficoltà e, aiutando noi stessi, finiamo senza volerlo ad aiutare anche altri. E gli esempi potrebbero continuare. La domanda perciò rimane: chi sono gli eroi? L’essenza dell’eroismo è affascinante perché ha mille sfaccettature, proprio come l’animo umano”.

…e di eroe esaurito?

“L’accezione esauriti nel titolo ha ovviamente una doppia valenza: nel senso di eroi esausti, logorati, nell’animo oltreché nel fisico, per le troppe battaglie, i troppi soprusi gratuiti a cui hanno dovuto assistere. E che, nonostante la loro strenua lotta, si ritroveranno perdenti. 

E in secondo luogo, nel senso di eroi finiti, terminati come un paio di scarpe fuori moda. Nel senso che degli eroi non frega più niente a nessuno. Soprattutto in un paese come l’Italia, dove di solito è ammirato il furbo e chi lotta per migliorare le cose è considerato un sentimentale (quando va bene), o soltanto un povero fesso. È di Brecht la famosa frase: Beato il paese che non ha bisogno di eroi.

Io invece credo che stia molto peggio il paese che ha perso del tutto la capacità di riconoscerli”.

E mentre si gode i consensi per “Eroi esauriti”, definito “un romanzo a metà strada tra Salgari e Tarantino che conferma Lisino, per capacità di lavorare sul plot e sui personaggi, una delle voci più interessanti del panorama della narrativa italiana”, Davide Lisino, che alterna il lavoro di sceneggiatore con quello di scrittore, lavora ad un paio di soggetti per lungometraggi cinematografici, e tra una scena e l’altra, sta scrivendo una commedia sulla disoccupazione della generazione dei 30-40enni: un insegnante di italiano trentacinquenne che, persa ogni speranza di avere una cattedra, si ricicla come sacrestano assunto dal cugino, un prete piuttosto sui generis. “Sarà una specie di Don Camillo 2.0. D’altronde – sottolinea  – la Chiesa pare ormai l’unica impresa che non può fallire”.

Giovanna Chiarilli