La fragilità delle larghe intese

ROMA. – La sopravvivenza del governo si gioca su molti fronti, da quello economico alla tenuta della compagine ministeriale (e ciò spiega la strenua difesa da parte del premier del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri). Ma non c’è dubbio che il principale sia quello politico, in particolare il Pdl. Al di là della tranquillità di rito, Enrico Letta non può che seguire con preoccupazione il braccio di ferro in corso tra Silvio Berlusconi ed Angelino Alfano. Al Cavaliere che lamenta di aver perso le elezioni a causa del ”centrino” di Monti, Fini e Casini, l’ex delfino risponde che proprio questa è una buona ragione per riassorbire i centristi in un ”grande centrodestra” che riprenda l’ispirazione vincente del 1994 e del 2001 e che abbandoni l’idea perdente dello ”splendido isolamento”. Secondo Alfano è impensabile consentire agli oltranzisti di prendere il timone, serve piuttosto pensare alle primarie (che secondo i sondaggi sono auspicate dalla maggioranza degli elettori del Pdl). Certo, si tratta di un modo implicito per dire che è giunto il momento di pensare alla successione, soprattutto adesso che la decadenza del Cavaliere si avvicina ineluttabilmente a grandi passi. I falchi respingono tale ragionamento: a loro giudizio il vero estremismo è quello delle tasse (Capezzone) e la ricerca di un leader è l’unico problema che il Pdl-Fi non ha. Il che è solo in parte vero perché nel momento in cui Berlusconi non farà più parte del Senato e dovrà scontare l’affidamento ai servizi sociali, una questione operativa si porrà comunque. Il Cavaliere ha convocato Alfano ad Arcore per un chiarimento finale ma la storia non sembra affatto ai titoli di coda. Il ministro dell’Interno ha fatto tappa al Quirinale (una visita significativa nello spirito delle larghe intese sottoscritte all’atto della ricandidatura di Napolitano) e i suoi fanno sapere di non voler accettare un partito nordcoreano in cui non c’è spazio per il dissenso (Cicchitto). Il calcolo è quello dello sfarinamento dello schieramento oltranzista una volta che si aprirà la pagina nuova del dopo-Cav: e del resto lo stesso Berlusconi è consapevole di avere peso contrattuale fino a quando riuscirà a tenere unita la sua creatura, e di non poter tentare il replay del caso Fini perché le condizioni oggi sono assai diverse. Perciò l’ex premier cerca di ingabbiare Alfano ma allo stesso tempo spinge per una revisione radicale della legge di stabilità su casa e cuneo fiscale. Il vero problema è che su questi punti potrebbe anche conseguire un successo: però ciò significherebbe rafforzare la posizione delle colombe governative le cui principali richieste sono stabilità dell’esecutivo, linea moderata del partito e criteri chiari di individuazione della futura classe dirigente. Per Letta lo sciame sismico giunge anche dal Pd. Come dice Gianni Pittella, la battaglia congressuale sta rischiando di inquinare il caso Cancellieri: a testimonianza che lo scontro è senza esclusioni di colpi. Gianni Cuperlo ha espresso grande preoccupazione per il tesseramento gonfiato, un giallo che non fa bene all’immagine del partito. Si torna poi a polemizzare sui voti mancati a Prodi nella corsa al Quirinale: i renziani respingono l’accusa di essere stati tra i franchi tiratori, parlano di un tentativo di infangare l’immagine del sindaco rottamatore. Ma è soprattutto sui risultati dei congressi locali che si registrano le liti più accese: al comitato Cuperlo che annuncia di aver ottenuto la maggioranza assoluta, i renziani rispondono che si tratta di dati falsi, invitando ad aspettare le cifre definitive. Sono tutte tensioni che dimostrano la fragilità delle larghe intese: uno schema che a destra e a sinistra si vorrebbe far saltare, non è chiaro se per correre alle urne o inseguire nuove formule. Un fatto è certo: se la maggioranza dovesse implodere, a giovarsene sarebbe innanzitutto il vero terzo polo, il Movimento 5 stelle, che annuncia di aver dato il via alla campagna eurocritica e individua in questa Unione europea dei poteri oscuri la vera radice dalla crisi economica. (di Pierfrancesco Frerè)