Carceri: Cancellieri, abbiamo imboccato strada giusta

STRASBURGO. – La strada intrapresa per risolvere la questione del sovraffollamento nelle carceri italiane è quella giusta. Ne è convinta il ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri, che per due giorni ha presentato e discusso con i vertici del Consiglio d’Europa quanto il governo Letta ha fatto e intende fare per fare fronte agli obblighi imposti non solo dalla sentenza Torreggiani emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma dagli standard dell’organizzazione paneuropea in materia penitenziaria. E che la strada imboccata sia quella buona ne sono convinti anche al Consiglio d’Europa, sebbene tutti aspettano prima di vedere i frutti concreti dei provvedimenti presi e che saranno attuati. Una posizione che vale anche per la durata dei processi e la legge Pinto, con cui l’Italia risarcisce le vittime della giustizia lumaca e che da anni il Consiglio d’Europa chiede sia utilizzata anche come strumento per accelerare i processi. “Il governo Letta ha affrontato con molta determinazione la questione della lentezza dei processi e del sovraffollamento carcerario” ha detto il Guardasigilli facendo riferimento sia ai provvedimenti già adottati sia “ai molti altri in cantiere e che vedranno la luce nei prossimi giorni e mesi, e comunque in tempi molto rapidi”. Ma l’attenzione di tutti è stata incentrata soprattutto sul sovraffollamento carcerario, anche perché l’Italia ha una data limite, maggio prossimo, per fornire risposte che impediscano un ulteriore ingolfamento della Corte di Strasburgo a causa del numero eccessivo di ricorsi provenienti dai detenuti italiani che si lamentano delle condizioni carcerarie. Attualmente sono già più di 3.000 e non fanno che aumentare. Su questo fronte il Guardasigilli è stata molto chiara. “Penso che la strada intrapresa sia quella giusta perché il problema è affrontato a 360 gradi e andando avanti cosi daremo risposte adeguate” ha detto. La soluzione al sovraffollamento, ha spiegato il Guardasigilli “va molto al di là del fare o non fare posti letto”, che il governo sta comunque aumentando, e va invece ricercata “in un nuovo modo di gestire il rapporto con il detenuto per far vivere la vita all’interno del carcere in modo degno di un paese civile”.  (di Samantha Agrò/ANSA)