L’italoamericano sbanca le urne. Svolta progressista a New York

Pubblicato il 06 novembre 2013 da redazione

NEW YORK. – “Cominceremo a camminare come una sola città, non lasceremo nessuno indietro”. “Combatterò le ineguaglianze ogni ora, ogni giorno, in ogni quartiere e in ogni angolo della città”. Bill De Blasio parla prima dal palco del suo quartier generale a Brooklyn, dove si festeggia la vittoria, e poche ore dopo nella sua prima conferenza stampa da sindaco di New York. Ed enuncia il suo manifesto, promettendo “big changes”, grandi cambiamenti, in una Grande Mela che ha deciso di voltare pagina, dopo dodici anni di Michael Bloomberg. Si tratta di una svolta progressista (‘di sinistra’, titola il Wall Street Journal), che esalta i milioni di cittadini più lontani dal centro della City: quelli di Brooklyn, del Queens, del Bronx. Meno quelli della Manhattan dei banchieri e delle famiglie superbenestanti, spaventati dall’agenda del nuovo primo cittadino. Un’agenda che al primo posto prevede più tasse per i ricchi per finanziare asili nido e altri servizi pubblici in tutta la città. I detrattori lo definiscono “populista”. I sostenitori “liberal coraggioso”. Fatto sta che quello dell’italoamericano venuto quasi dal nulla, fino a qualche mese fa sconosciuto ai più, è stato un vero e proprio trionfo. Il rivale repubblicano Joe Lhota, che vantava l’appoggio di Rudolph Giuliani (il sindaco dell’11 settembre 2001) è stato travolto, distanziato di quasi 50 punti. Una vittoria a valanga così a New York non si ricordava dal lontano 1985, dai tempi dell’affermazione del tre volte sindaco Ed Kock, anch’egli democratico. E un sindaco democratico nella città più importante d’America non si vedeva da vent’anni. “E’ stata una notte straordinaria”, si commuove De Blasio, diventato la voce del newyorkesi disillusi e frustrati da una città sempre più spaccata tra ricchi e poveri. Così il ‘gigante’ di Brooklyn (è alto quasi due metri) è riuscito nel miracolo di trasformare la gara elettorale in un vero e proprio referendum su un’intera era, quella avviata da Giuliani e portata avanti da Bloomberg, fatta di linea dura sul fronte della sicurezza e di grande vicinanza al mondo di Wall Street. Ora si cambia. E De Blasio – finora più vicino agli indignati di Occupy Wall Street che agli ambienti della finanza – non pare voler indugiare nei festeggiamenti: “Bisogna mettersi subito al lavoro per compiere la missione che il popolo ci ha affidato”. Annuncia così la costituzione di un team di esperti che nelle otto settimane che mancano all’insediamento ufficiale dovrà lavorare alle prime misure da prendere, per cominciare ad attuare immediatamente il programma annunciato. Perchè dalle parole e dagli slogan, adesso bisognerà passare ai fatti. Compito non facile, viste le enormi resistenze che De Blasio è destinato a incontrare. Col rischio di dover subito deludere alcune aspettative. Così per assisterlo, colmando la sua inevitabile inesperienza di governo, sono scesi in campo molti personaggi di primo piano, che da una vita lavorano ai problemi della grande metropoli, conoscendone a menadito tutti i gangli. A brindare alla fine della lunga giornata elettorale di martedì è anche Chris Christie, rieletto con una valanga di voti governatore del New Jersey. La sensazione è che il partito repubblicano, in vista delle presidenziali del 2016, dovrà ripartire proprio da lui, dal conservatore moderato che sa dialogare con gli avversari politici. Per i Tea Party, che negli ultimi mesi hanno tenuto in ostaggio il partito, potrebbe essere arrivato il momento della resa dei conti. E la sconfitta del loro esponente Ken Cuccinelli nella roccaforte conservatrice della Virginia suona come un preoccupante campanello di allarme. Può esultare invece il nuovo governatore democratico e clintoniano Terry McAuliffe, affermatosi sul filo di lana.

(Ugo Caltagirone/ANSA)

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