Letta, giudicatemi alla fine del 2014

Pubblicato il 10 novembre 2013 da redazione

ROMA.- La bacchetta magica per uscire dalla crisi non esiste, quindi se si vuole giudicare l’operato del governo bisognerà farlo dandogli ancora un po’ di tempo, almeno fino alla fine del prossimo anno, quando saranno dispiegati anche gran parte degli effetti della Legge di Stabilità. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, assicura così che rispetterà gli impegni presi ma, di fronte a perplessità e critiche, prima tra tutte quella dei sindacati che domani avvieranno la mobilitazione proprio contro la Legge di Stabilità, chiede esplicitamente “di essere giudicato alla fine del 2014″. E mentre il vicepremier Alfano invita a non eccedere nelle richieste di modifica, sia da parte del suo partito che del Pd, in serata Silvio Berlusconi parla di una legge che ”va cambiata profondamente” perché ”serviva uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa”. E invece ”sono venute fuori molte misure rinunciatarie, più la sorpresa inaccettabile del ritorno mimetizzato della tassa sulla prima casa, cosa per noi assolutamente insostenibile”. La strategia del premier per affrontare quella che ancora una volta viene definita come la peggiore crisi del dopoguerra è quella del “passo dopo passo”. Per arrivare alla meta dunque bisogna avere pazienza e continuare sulla strada intrapresa. “E’ come guidare un aereo per la trasvolata transatlantica, siamo sull’oceano e si vedono i grattacieli di Manhattan: alla fine dell’anno prossimo, il 2014, – garantisce – sono convinto che applicando le decisioni prese, avremo il debito e il deficit che scendono, le tasse e le spese che scendono e avremo la crescita e i primi segnali della lotta alla disoccupazione”. Le misure in questa direzione vanno dal dl Fare al progetto in via di definizione sulle privatizzazioni e sono in gran parte contenute nella Legge di Stabilità: la prima da anni a ridurre la pressione fiscale, ha voluto sottolineare il presidente del Consiglio, e a non intervenire con la forbice sulla spesa pensionistica. Sulle pensioni andrà piuttosto portato a compimento il tema delle indicizzazioni, questione su cui Pd e Pdl sono al lavoro in Senato per intervenire con emendamenti al ddl. Così come varata dal governo la deindicizzazione degli assegni non piace infatti a nessuno dei due partiti della maggioranza. Il Pd pensa ad un contenimento dei sacrifici andando a toccare le pensioni d’oro, ma proprio lì, ha ricordato lo stesso Letta, esiste un limite imposto dalla Corte Costituzione di cui necessariamente bisognerà tenere conto. L’esame della legge entrerà nel vivo nei prossimi giorni. La Commissione Bilancio del Senato inizierà a votare martedì al ritmo di 3 sessioni al giorno e sempre martedì bisognerà attendere anche per conoscere l’effettivo contenuto degli oltre 3.100 emendamenti piovuti dai gruppi parlamentari e finora illustrati solo a grandi linee. Mentre infuria infatti ancora la polemica sulle spiagge, il vicepremier, Angelino Alfano, richiama i suoi, ammettendo che da sinistra quanto anche dalle file del Pdl esiste “il rischio di richieste eccessive”, fatte ”per poi arrivare alla crisi”. “La Legge di Stabilità non è il Vangelo, ma bisogna arrivare a una posizione unitaria”, spiega, cercando la via della convergenza. L’importante ora, come spiega anche il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, e’ mantenere “i nervi saldi” e “portare a casa” il risultato della legge, al di là dei destini di Silvio Berlusconi. La settimana si preannuncia movimentata anche per gli scioperi indetti da Cgil, Cisl e Uil e di cui il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha ribadito le ragioni: “Lo sciopero lo facciamo perché vogliamo che il governo apra una discussione sui tagli alla spesa”: se non si arriva ad un taglio delle spese inefficienti e delle “ruberie” le tasse aumenteranno, ha spiegato. Il lavoro di spending review è, come è noto, nelle mani di Carlo Cottarelli, che mercoledì inizierà ad illustrare le linee guida del suo progetto. (Mila Onder/ANSA)

 

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