Berlusconi, trattativa o battaglia ad oltranza?

ROMA. – La trattativa ad oltranza non è mai stata nelle corde di Silvio Berlusconi. Eppure stavolta il Cavaliere sembra averla accettata con l’ex delfino Angelino Alfano. Il che è già un segnale di quale sia l’obiettivo del leader del centrodestra, falchi o non falchi. Berlusconi, con ogni probabilità, sa di dover dare ascolto almeno in parte ai pontieri e agli amici di una vita, Fedele Confalonieri e Gianni Letta, i quali gli ricordano come sia poco saggio aggiungere l’ennesimo divorzio ad un percorso politico che ne ha già visti di importanti (da quello con i centristi di Casini a quello con Gianfranco Fini). In passato queste separazioni, anche non consensuali, sono state più agevoli, per la diversa storia politica dei duellanti, ma adesso il rischio è quello di ritrovarsi in mano un partito amputato della parte moderata e liberale, come osserva il sottosegretario Simona Vicari, in compagnia della sola ala oltranzista il cui peso elettorale è da verificare almeno quanto quello delle colombe (che al Sud e in Lombardia sembrano poter contare su un certo seguito). Ne deriva che il gioco al rialzo del Cavaliere è giunto al momento chiave: adesso si tratta di vedere il piatto. Alfano conta di essere stato convincente con l’offerta di schierare il partito compatto nella battaglia contro la decadenza (anche se tutti sono consapevoli che al massimo si guadagnerà qualche giorno), a condizione che tale piano sia tenuto ben distinto da quello del governo. Il secondo punto è l’intenzione di ottenere una revisione della legge di stabilità sui punti che stanno a cuore al Pdl (casa e cuneo fiscale), sebbene le stime sul Pil in calo, l’allarme conti dell’Inps e le preoccupazioni di Bruxelles sulla necessità di una manovra correttiva rendano tutto più difficile. Ma sull’altro piatto della bilancia c’è il carattere di combattente di Berlusconi, solleticato dai ‘Fitto boys’. Dal momento che il leader è convinto che ben presto giungeranno altri colpi dalla magistratura, l’ipotesi di dare battaglia in campo aperto alla sinistra, alle toghe rosse, ai poteri forti dell’Europa che gli sarebbero ostili, ricompattando dietro di sé l’opinione pubblica euroscettica, per così dire di stampo neogollista, lo tenta molto. In fondo si tratterebbe di andare a fare concorrenza a Beppe Grillo nel suo campo proprio mentre Matteo Renzi la fa dentro i vecchi confini del blocco sociale centrista e moderato. Terreno sconosciuto sul quale tuttavia c’è da chiedersi se sia la neonata Forza Italia il movimento più congeniale da schierare in campo. Il limite di questa strategia è quello di fare il gioco non solo del sindaco di Firenze (il cui principale obiettivo è sfondare al centro), ma anche quello dei centristi di Mauro e Casini che potrebbero trovare alleati negli ex Margherita (a disagio nel Pd che guarda al Pse) e tra gli alfaniani. In quel caso gli stessi montiani finirebbero fatalmente attratti nell’ orbita del nuovo soggetto, una filiale italiana del Ppe europeo. Tutto si tradurrebbe nel tramonto del bipolarismo e nella nascita di due poli moderati al centro (popolari e democratici) con due ali estreme (berlusconiani e grillini). Fine ingloriosa per chi aveva puntato tutto sulla democrazia dell’alternanza. E poi c’e’ il monito di Giorgio Napolitano contro il clima politico avvelenato, le esasperazioni di parte, l’assenza costante di dialogo. Il capo dello Stato ha accettato la rielezione proprio sulla base delle larghe intese proposte da Berlusconi, che verrebbero spazzate via da una frattura interna del Pdl. I fedelissimi del Cav, come Bondi e Repetti, rimproverano a Napolitano di non aver fatto nulla per la pacificazione tra i due poli, lasciando intuire che ormai con il Quirinale c’è incomunicabilità. Ma bisogna ammettere che anche la confusione che regna in casa democratica ha aggravato la situazione: basti pensare alla babele interna sulla legge elettorale dopo la bocciatura del doppio turno. Massimo D’Alema ha avvertito Renzi che se vincerà sarà osteggiato da una parte del partito, il sindaco ha risposto di non preoccuparsi perché da segretario rottamerà le correnti e valorizzerà i territori locali contro i dipartimenti. Più che dialogo, altra legna sul fuoco… (Pierfrancesco Frerè)