Papa Francesco da Napolitano. Appello a concordia e dialogo

Pubblicato il 14 novembre 2013 da redazione

CITTA’ DEL VATICANO. – Un appello comune alla “concordia” e al “dialogo” nel Paese, uniche vie per poter affrontare le questioni più gravi e preoccupanti come la crisi economica e la mancanza di lavoro, è stato al centro della visita di papa Francesco al presidente Giorgio Napolitano al Quirinale. Una visita – fatta dal Pontefice per ricambiare quella del presidente in Vaticano dello scorso 8 giugno – in cui si sono rinsaldati in un clima di grande cordialità e amicizia i rapporti, definiti già “eccellenti”, tra Santa Sede e Repubblica italiana e in cui i due capi di Stato hanno voluto porre l’accento sugli aspetti di maggior inquietudine nella situazione del Paese. In particolare, Napolitano, commosso all’inizio del suo discorso, ha usato toni molto decisi nel denunciare una “faticosa quotidianità” nella vita delle istituzioni, “dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del Paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima spesso avvelenato e destabilizzante”. Il capo dello Stato ha definito anche “fondate” le critiche alla politica, vittima comunque anche di “attacchi distruttivi”, che ha la “drammatica necessità di recuperare partecipazione, consenso e rispetto, liberandosi dalla piaga della corruzione e dai più meschini particolarismi”. “Quanto siamo lontani nel nostro Paese – ha esclamato il presidente rivolgendosi al Papa – da quella ‘cultura dell’incontro’ che Ella ama evocare, da quella sua invocazione: ‘Dialogo, dialogo, dialogo’!”. Proprio Bergoglio, lodato per i sentimenti “di vicinanza e di affetto” che ha saputo suscitare, è stato indicato da Napolitano – che alle spalle ha anche un lungo rapporto di amicizia col Papa emerito Benedetto XVI – come promotore del “dialogo con tutti, anche i più lontani e gli avversari”, ha affermato citando le parole del Pontefice. E anche come figura capace, con la sua forza comunicativa, di “sprigionare potenzialità nuove per combattere il dilagare dell’egoismo, dell’insensibilità sociale, del più spregiudicato culto del proprio tornaconto personale”. Napolitano, tra i “mali estremi” che affliggono l’oggi, ha citato “la disperante condizione dei giovani privi di lavoro”, così come “la solitudine in cui vengono lasciati i vecchi”. E proprio la “insufficiente disponibilità del lavoro” è stata ricordata dal Papa nel suo intervento tra “gli effetti più dolorosi” della crisi economica “che fatica ad essere superata”. “E’ necessario moltiplicare gli sforzi per alleviarne le conseguenze – è stato l’appello del Pontefice – e per cogliere ed irrobustire ogni segno di ripresa”. Bergoglio ha richiamato le istituzioni anche al “sostegno alla famiglia”, che “mentre mette a disposizione della società le sue energie, chiede di essere apprezzata, valorizzata e tutelata”. Soprattutto ha formulato l’auspicio “che l’Italia, attingendo dal suo ricco patrimonio di valori civili e spirituali, sappia nuovamente trovare la creatività e la concordia necessarie al suo armonioso sviluppo, a promuovere il bene comune e la dignità do ogni persona, e ad offrire nel consesso internazionale – ha aggiunto – il suo contributo e la giustizia”. Ricordando la sua visita a Lampedusa, il Papa non ha mancato di sottolineare “la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre e della miseria, si avviano verso l’emigrazione in condizioni spesso disperate”. E le preoccupazioni per i problemi legati all’immigrazione, insieme al ruolo che deve esercitare l’Italia nel Mediterraneo, sono state l’argomento centrale del vertice bilaterale tra la delegazione del governo italiano, guidata dal premier Enrico Letta, e quella vaticana, con a capo il “sostituto” mons. Angelo Becciu (il segretario di Stato Pietro Parolin è ancora convalescente in Veneto). Il governo italiano, tra l’altro, era schierato al gran completo nel Salone delle Feste al momento dei discorsi ufficiali, insieme anche a una rappresentanza del mondo della cultura e della società civile, e una del mondo del volontariato e della solidarietà. Una novità voluta per il Papa – quinto in visita dall’inizio della Repubblica, l’ultimo era stato Ratzinger il 4 ottobre 2008 -, arrivato sul Colle a bordo di un’utilitaria e con un corteo ridotto, senza corazzieri a cavallo, e comunque in un cerimoniale complessivamente più sobrio, è stato l’incontro finale con i dipendenti del Quirinale e i loro familiari, tra cui tanti bambini. “Voi siete importanti!”, ha detto il Papa prima di intrattenersi con i piccoli tra sorrisi e abbracci, ricordando anche che “dietro la funzione pubblica c’è sempre la famiglia” e raccomandando ai funzionari “attenzione solidale specialmente verso i più deboli”.

(Fausto Gasparroni/ANSA)

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