Nuovo record fallimenti, in 9 mesi 62mila imprese in default

MILANO.- C’è chi parla di ripresa ma per ora sul fronte delle imprese non si vede, anzi. Secondo dati Cerved analizzati dall’Ansa, nel terzo trimestre dell’anno si contano quasi 2.500 fallimenti, oltre 14mila liquidazioni volontarie e oltre 680 procedure di insolvenza diverse dai fallimenti: in totale le chiusure per default nei primi nove mesi raggiungono quota 62mila, il 7,3% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il nuovo picco dall’inizio della crisi. La crescita dei fallimenti riguarda tutte le forme giuridiche, con tassi di crescita a due cifre: +12% per le società di capitale, +10% per le società di persone e +11% per le altre forme giuridiche. E tutti i settori: a cedere maggiormente sono le industrie dei servizi, con un aumento dei fallimenti del 14%, seguite dalla manifattura, +11%, che inverte il trend positivo del 2012. Continua l’aumento del fenomeno anche nelle costruzioni (+9,7%), il settore che sta pagando il dazio più pesante alla crisi. L’aumento dei fallimenti è un fenomeno diffuso anche dal punto di vista geografico: la Lombardia accusa il numero assoluto maggiore di fallimenti (2.250 nei primi nove mesi) con un aumento del 13%, ma è peggiore il trend di Emilia Romagna e Veneto (+19% per entrambe le Regioni) e del Lazio (+15%). Male anche il Sud, mentre frenano leggermente i default in Liguria (-11%) e Umbria (-18%). Quello che preoccupa sono anche le liquidazioni volontarie ‘in bonis’, cioè di imprese senza precedenti procedure concorsuali, il 5,3% in più rispetto allo stesso periodo 2012, portando nei primi nove mesi le liquidazioni a superare quota 50mila, aumentando del 5,2% rispetto al 2012 e toccando, come per i fallimenti, un record assoluto in oltre un decennio. E’ un fenomeno causato dalla crisi ma che potrebbe anche essere sostenuto dalla nuova legislazione che, secondo alcuni osservatori delle dinamiche d’impresa, rischia di favorire chi chiude per non pagare i creditori. ”Ad aumentare sono state soprattutto le liquidazione delle cosiddette scatole vuote (+75%), società che non hanno depositato alcun bilancio nell’ultimo triennio, mentre sono diminuite dello 0,9% tra le società di persone”, spiega Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved Group, la società specializzata nell’analisi delle imprese e nella valutazione del rischio di credito.

(Alfonso Neri/ANSA)