J’accuse di Amnesty, in Qatar “mondiale degli schiavi”

DOHA.- Sui campionati di calcio 2022, giá ribattezzati il “mondiale degli schiavi”, si abbatte anche la scure di Amnesty International che lancia un vero e proprio “j’accuse” ad autorità e imprese di costruzione, imputandogli la responsabilità di gravi violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori stranieri. Costretti, in molti casi, a lavorare fino a 12 ore al dì, per 7 giorni a settimana, anche con temperature sopra i 45 gradi. A volte, ‘sequestrati’ e definiti ‘animali’. Un quadro quello che emerge dalle 169 pagine del rapporto “Il lato oscuro della migrazione: riflettori sul settore delle costruzioni del Qatar prima dei Mondiali” presentato a Doha, in cui l’organizzazione per i diritti umani denuncia casi di sfruttamento e abusi: minacce, mancato pagamento dello stipendio, sequestro del passaporto e condizioni di lavoro pericolose. Il tutto supportato da interviste con oltre 200 lavoratori stranieri, incontri con 22 imprese e almeno 14 con rappresentanti governativi, realizzati durante due missioni di Amnesty, la prima nel 2012 e la seconda quest’anno. A molti operai viene richiesto di lavorare 12 ore al giorno per sette giorni a settimana, spesso senza caschi di protezione, anche d’estate con oltre 45 gradi. Ma non solo. Segnalati anche casi di datori di lavoro che chiamavano i loro operai “animali” e che gli hanno impedito di lasciare l’emirato per mesi, sottraendogli i documenti. Ad alcuni sarebbero stati fatti firmare documenti in cui veniva attestato che avevano ricevuto lo stipendio: solo con queste dichiarazioni – denuncia ancora il rapporto – potevano riavere il passaporto. “Le imprese di costruzioni e le autorità qatarine stanno sfruttando i lavoratori stranieri” mostrando “una sconvolgente mancanza di rispetto dei diritti umani fondamentali: molti si approfittano delle condizioni permissive e della negligente applicazione delle tutele a favore dei lavoratori per poter sfruttare gli operai”, ha sottolineato il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty. “E’ semplicemente ingiustificabile che, in uno dei Paesi più ricchi del mondo, così tanti lavoratori stranieri vengano spietatamente sfruttati, privati dello stipendio e lasciati a combattere per sopravvivere”, aggiunge mentre il Qatar ‘risponde’, promettendo – con una nota al comitato organizzatore – il rispetto delle norme da inserire quale requisito per le imprese impegnate nei progetti. Tra le imprese responsabili di queste violazioni vi sarebbero anche subappaltatori impiegati dai colossi dell’industria del Qatar, come, per esempio, anche dalla Qatar Petroleum. Sono oltre 1,3 milioni gli stranieri che lavorano in Qatar, oltre il 90% della forza lavoro complessiva dell’emirato che sta investendo circa 200 miliardi di dollari per costruire le opere per ospitare i Mondiali 2022, già finiti alla ribalta delle cronache dopo un’inchiesta giornalistica di qualche tempo fa in cui si denunciavano condizioni di lavoro disumane. “Le autorità del Qatar e la FIFA devono agire immediatamente per porre fine a questo scandalo” ha dichiarato il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury. Appello rilanciato da molti su web e social network dove alcuni criticano la decisione della FIFA di assegnare l’evento calcistico al Qatar.

(Alma Safira/ANSA)

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