Il voto sul caso Cancellieri, la premessa politica del futuro

ROMA. – Il dualismo Letta-Renzi, affiorato nel caso Cancellieri, è un po’ l’anticipazione di quanto avverrà nelle prossime settimane se il sindaco di Firenze sarà eletto segretario del Pd. Renzi sembra aver deciso di bruciare le tappe, cogliendo allo scoperto la vecchia maggioranza interna democratica. La sua insistenza sul necessario passo indietro della Guardasigilli secondo i suoi avversari ha una motivazione puramente precongressuale: una sorta di fuoco amico destinato a logorare precocemente il premier e a porre le basi di una crisi di governo. Tutto il centro si è reso conto che il pericolo è reale. Obiettivo del sindaco rottamatore non sarebbe tanto la figura del presidente del Consiglio, ma il suo asse con Alfano-Casini e il disegno politico delle larghe intese, adesso che l’imminente addio dei berlusconiani alla maggioranza pone comunque grandi problemi numerici in Parlamento (dall’aula alle commissioni). Non a caso il leader Udc parla di ”avvoltoi” in volo e accusa i critici della Cancellieri di voler fare il congresso del Pd (Renzi e Civati) o ottenere un ”rimpastino” (i montiani) sulla pelle del ministro della Giustizia. Colpisce soprattutto l’invito di Renzi a Letta a non ”mettere la faccia” nella difesa della Guardasigilli: il sindaco rottamatore sente la vittoria nella corsa alla segreteria democratica a portata di mano e non sembra voler tenere in nessuna considerazione la blindatura che della Cancellieri ha fatto il capo dello Stato (nella consapevolezza che un rimpasto in questo momento innescherebbe un effetto domino dagli esiti imprevedibili). In caso di vittoria, Renzi esclude il rischio di una scissione della sinistra (”quando si perde si discute, non si scappa”) ed è determinato a non farsi condizionare dal vecchio establishment. Tuttavia è vero che Gianni Cuperlo ha ottenuto un risultato superiore alle aspettative della vigilia, soprattutto nelle grandi città e nel voto d’opinione: e questo spiega con ogni probabilità il desiderio del sindaco di accelerare sulla storia del ministro della Giustizia che si presta alla perfezione a dare una dimostrazione di indipendenza da tutti, persino dal Quirinale e da un governo guidato da un collega di partito. Naturalmente bisognerà vedere quali riflessi avrà una nuova scomposizione del quadro dei partiti se dalla primarie dovesse emergere un Pd spaccato in due; e soprattutto si tratterà di capire se il disegno renziano sarà quello di capitalizzare immediatamente la vittoria ricontrattando nei fatti il patto di governo. Il nuovo centrodestra potrebbe finire spiazzato da questa offensiva. Il neonato movimento alfaniano infatti ha bisogno di tempo per organizzarsi sul territorio. Tra l’altro, come ha notato Roberto Formigoni, in primavera si porrà il problema delle alleanze non alle europee (dove si vota con il proporzionale) ma alle amministrative: l’ex governatore della Lombardia pensa che un accordo con Forza Italia e Lega sarà indispensabile se non si vorranno consegnare tutte le amministrazioni locali al centrosinistra. E’ un percorso accidentato che passa, come dice Buttiglione, per un’intesa con l’Udc e con i popolari di Mauro fuoriusciti da Scelta civica. Un progetto non condiviso da Monti il quale rischia di restare isolato al centro in un ruolo di pura testimonianza; ma anche un progetto rischioso se davvero Renzi dovesse riuscire ad imporre nella coalizione la presenza preponderante del Pd o a seppellire la Grande Coalizione e il governo del Presidente sotto il peso di queste contraddizioni. Ecco perché il voto sul caso Cancellieri non è soltanto un giudizio su una singola persona, ma la premessa politica del futuro dell’asse Letta-Alfano sulla cui tenuta è stata sacrificata l’unità del centrodestra.

(Pierfrancesco Frerè/Ansa)

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