La ministro Cancellieri: sollievo, poi stoccata di Ligresti

Pubblicato il 20 novembre 2013 da redazione

ROMA. – Lascia la Camera con un sospiro di sollievo non solo per l’esito (scontato) della seduta, ma perché vede allontanarsi giorni e giorni di tensione. Ma non fa in tempo a infilarsi in macchina, che le agenzie battono una notizia che è un nuovo fendente: secondo quanto Salvatore Ligresti ha dichiarato a verbale interrogato da Luigi Orsi, pm dell’inchiesta milanese su Fonsai, lui l’avrebbe per così dire raccomandata a Berlusconi perché la facesse restare prefetto a Parma anziché cambiare città. Il ministro è sbalordita: “E’ falso, destituito di fondamento. Non sono mai stata prefetto a Parma. Sono stata commissario straordinario del comune di Parma nel 1994 da febbraio a maggio e ho interrotto per andare a fare il Prefetto a Vicenza; e una seconda volta per pochi giorni nel novembre 2011, poi Monti mi ha chiamato come ministro dell’Interno. Come si fa a dire che sono stata raccomandata? Dove? Perché? E’ surreale”. Cioè, è surreale pensare che lei abbia potuto chiedere un interessamento per restare a Parma, quando si affacciavano incarichi più impegnativi e qualificanti. Il foulard a fiori indossato alla Camera per affrontare la mozione di sfiducia era un segnale dell’umore con cui ministro aveva aperto la giornata. “Non ho mentito né fatto favoritismi. Nessuna omissione di fronte ai pm. Questa vicenda ha toccato il mio onore. Ho sempre agito con fedeltà alle istituzioni, sennò avrei lasciato”, ribadisce ancora una volta. Nel tono della voce c’è una sorta di indignazione, di sdegno che non c’era il 5 novembre, quando fece l’informativa alle Camere per spiegare i contatti con i Ligresti, che conosce da decenni, e fugare i sospetti di aver favorito il trasferimento ai domiciliari di Giulia Ligresti. Anche quando torna sulla telefonata fatta il 17 luglio a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, poco dopo l’arresto di quest’ultimo e dei figli, ammette “intimamente rammaricata” di aver fatto prevalere la “spinta umana” sul “distacco” richiesto a un ministro. Ma aggiunge che su quella telefonata si sono fatte “congetture inaccettabili”. Il Guardasigilli ha trovato ancora più ingiusto il secondo round di polemiche scatenasi su di lei quando sono emersi i tabulati delle telefonate con Antonino Ligresti (fratello di Salvatore) e si è prospettata addirittura l’ipotesi, negata dalla Procura di Torino, che il ministro avesse mentito al pm quando su quelle telefonate l’aveva sentita come persona informata dei fatti. Nel discorso in Aula non c’è nessuna rivelazione, nessun asso nella manica. E non ce n’era neppure bisogno. Incassato il preventivo appoggio del premier Letta, mai venuto meno in questi giorni, e rientrati nei ranghi i “dissidenti” Pd, l’esito del voto sulla mozione M5s era già scritto. Il ministro si è difeso a testa alta come annunciato. Poi, quando in Aula è cominciata la votazione, è uscita con i suoi assistenti ed è andata alla buvette per mangiare un toast. Il braccio operato, avvolto in un tutore, fa male. La giornata più lunga sta per concludersi, o così sembra. “Un numero verde per le segnalazioni dei detenuti? Buona idea”, dice ai cronisti. Parla della bella giornata di sole e dei successi della Roma, pensa all’incontro che da lì a poche ore avrà con l’omologa francese al vertice Italia-Francia (“una gran donna, parleremo delle carceri”). “Non solo come ministro, ma umanamente, l’ha mai sfiorata l’idea delle dimissioni?”, le viene chiesto. “Umanamente? Abbia pietà, oggi no”, risponde lei, intenzionata a guardare avanti, a mettersi a lavoro sulle misure da portare in Consiglio dei ministri forse già la prossima settimana, con prime misure di depenalizzazione. Di lì a poco il voto dell’Aula le riconferma la fiducia e lei lascia Montecitorio sollevata. Subito dopo, la novità da Milano firmata ancora Ligresti. “Qui c’è un accanimento senza limite, un disegno che non comprendo”, si sfoga amareggiata. Certo, è inevitabile chiedersi cosa sarebbe successo se le dichiarazioni contenute nel verbale Ligresti si fossero apprese prima del voto sulla mozione.

(Eva Bosco/ANSA)

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