Scontro Grasso-Fi su decadenza. No a rinvii ed é bagarre

ROMA. – FI non si rassegna e torna all’attacco contro il voto sulla decadenza di Berlusconi. Scatenando la bagarre nell’Aula del Senato e innescando un duro botta e risposta tra centrodestra, M5S e il presidente Pietro Grasso. A dar fuoco alle polveri è Elisabetta Casellati (FI) che tenta un “blitz” approfittando del fatto che il presidente di turno Roberto Calderoli le concede la parola nonostante non sia un capogruppo (in questa fase dei lavori il regolamento non lo prevede) e attacca direttamente Grasso accusandolo di non aver risposto alla sua lettera del 15 novembre (firmata da altri 7 senatori di Pdl, Gal e Lega) in cui si chiedeva di riconvocare il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama per verificare se ci fossero state irregolarità “sulla violazione del vincolo di segretezza” durantela Cameradi Consiglio della Giunta delle Immunità che votò la decadenza dell’ex premier. Lei a questa domanda, dichiara rivolgendosi a Grasso, “non può opporre un muro di indifferenza e di silenzio”. Casellati ce l’ha sempre con il post “anti-Cav” di Vito Crimi (M5S) finito sul web durante i lavori della Giunta. E Grasso non resta in silenzio. Ripresa la seduta, interrotta per consentire la riunione dei Capigruppo, risponde con una lunga lettera che legge anche in Aula (il Pdl l’aveva data “prima alle agenzie”). Una lettera in cui spiega sostanzialmente tre cose: durantela Cameradi Consiglio non è stato violato alcun vincolo di segretezza; durante il Consiglio di presidenza nessuno ha presentato proposte di carattere disciplinare nei confronti dei membri della Giunta; il Consiglio di presidenza non ha alcun potere di intervenire su altri organismi comela Giuntadelle Immunità vanificandone addirittura le decisioni. In più, interviene anche il presidente della Giunta, Dario Stefano: “Perchéla Casellatiparla solo ora? C’era anche lei quando si decise di procedere con il voto sulla relazione, visto che Crimi dimostrò che il post era uscito prima della Camera di Consiglio”. In più, incalza, furono quelli del Pdl a mantenere un contatto con l’esterno in una fase in cui non avrebbero potuto farlo, visto che lei e Malan vennero informati della conferenza stampa di Schifani per chiedere lo stop dei lavori. Ma l’attacco della Casellati dà il via alla polemica. Malan (FI) critica le ragioni di Grasso e avverte che la “storia non finisce qui”. Sandro Bondi prima definisce la lettera “una lunga pappardella”, poi dà a Grasso del “partigiano”. Gasparri avverte che non verranno tollerati “abusi sul piano delle regole”. Mentre Luigi Compagna (Gal) lancia l’affondo: “Lei forse ha più esperienza di Procura che di Camera di consiglio” dichiara rivolgendosi a Grasso forse dimenticando che lui, da magistrato, fece una Camera di Consiglio di 35 giorni di fila solo per il maxiprocesso. Ma anche il Nuovo Centrodestra non vuol essere da meno e con Schifani difende le ragioni ribadite da FI secondo le quali il Consiglio di presidenza dovrebbe invalidare la decisione della Giunta per le Immunità con un voto che non si riuscì a fare solo perché mancò il numero legale per la protesta del Pdl che andò via. Mentre Alfano, in una riunione di gruppo successiva, invita i “suoi” a continuare a combattere contro la decadenza auspicandone uno slittamento. E, si racconta, dicendo “no” alla fiducia sulla legge di Stabilità. Ma la bagarre in aula continua e a Paola Taverna (M5S) che ricorda come al di là delle “belle parole” e delle norme “formali” la decadenza del Cav sia un fatto ineludibile, prima Malan le dà della “nazista” e poi Salvatore D’Anna la paragona a madame de Condorcet che, dopo aver detto a Robespeirre che se fosse stato suo marito lei lo avrebbe avvelenato, lui rispose: “Se lei fosse stata mia moglie, l’avrei bevuta”. Alla fine è il commento di Grasso a chiudere il dibattito: “Abbiamo abbondantemente iniziato a scaldare gli animi in vista di futuri appuntamenti”.

(Anna Laura Bussa/ANSA)