Putin dal Papa: concordi su via di pace per la Siria

CITTA’ DEL VATICANO. – Papa Francesco e il presidente russo Vladimir Putin concordano nuovamente nella linea di favorire “una soluzione pacifica del conflitto” in Siria, “che privilegi la via negoziale”. E’ stato questo uno degli argomenti centrali nel colloquio di 35 minuti – alla presenza di due interpreti – che il Pontefice e il leader del Cremlino hanno avuto in Vaticano. Putin, complice il ritardo dell’atterraggio a Ciampino, è arrivato all’appuntamento col Papa ben 50 minuti più tardi dell’orario previsto, che erano le 17.00. Un corteo di sette auto più la scorta italiana, quello di Putin e del seguito, arrivato all’ingresso in Piazza San Pietro senza sirene spiegate. Nel seguito di una decine di persone, tra gli altri il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, quello della Difesa Serghei Shoigu, il vice primo ministro Arkady Volkovic, il consigliere diplomatico Iuri Ushakov, gli ambasciatori presso la Santa Sede e presso il Quirinale. Dopo l’incontro col Papa, Putin è andato a colloquio col segretario di Stato vaticano mons. Pietro Parolin, che era accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stato mons. Dominique Mamberti. Colloqui “cordiali” li definisce il comunicato della Sala stampa vaticana, nei quali “si è espresso compiacimento per i buoni rapporti bilaterali e ci si è soffermati su alcune questioni di interesse comune”, in modo particolare “sulla vita della comunità cattolica in Russia, rilevando il contributo fondamentale del cristianesimo nella società”. In tale contesto, “si è fatto cenno alla situazione critica dei cristiani in alcune regioni del mondo”, nonché “alla difesa e alla promozione dei valori riguardanti la dignità della persona, e la tutela della vita umana e della famiglia”. Il piatto forte dell’udienza, comunque, è stato la “speciale attenzione al perseguimento della pace nel Medio Oriente e alla grave situazione in Siria”: a proposito di quest’ultimo aspetto, Putin ha ringraziato papa Francesco per la lettera che gli ha indirizzato all’inizio di settembre in occasione del G20 a San Pietroburgo. La contrarietà all’intervento armato prospettato dagli Usa in Siria è stata una posizione che in quel contesto ha fatto trovare il Pontefice e l’inquilino del Cremlino sullo stesso lato della barricata, proprio nei giorni della giornata di preghiera e digiuno indetta da Bergoglio per la pace. E ciò è stato in qualche modo ribadito: “E’ stata sottolineata l’urgenza – spiega ancora la nota vaticana – di far cessare le violenze e di recare l’assistenza umanitaria necessaria alla popolazione”, come pure “di favorire iniziative concrete per una soluzione pacifica del conflitto”, che “privilegi la via negoziale” e “coinvolga le varie componenti etniche e religiose, riconoscendone l’imprescindibile ruolo nella società”. Il tema della difesa delle comunità cristiane in Medio Oriente, di cui Putin si sta ergendo a una sorta di paladino, è stato solo “accennato”: ma il presidente russo ha espresso visibilmente la sua religiosità regalando al Papa – che a sua volta gli ha fatto dono di un mosaico raffigurante i Giardini Vaticani – un’icona della Madonna di Vladimir, immagine veneratissima dagli ortodossi russi. “Le piace l’icona”, ha chiesto in russo al Pontefice. E alla risposta affermativa si è fatto il segno della croce secondo l’uso ortodosso e ha baciato l’icona, subito dopo baciata anche da Bergoglio. Sullo sfondo della visita, la quarta di Putin in Vaticano (due gli incontri con Wojtyla, uno con Ratzinger) è rimasta anche la questione dei rapporti e della distensione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa e ancora di più quella di un possibile viaggio del Pontefice in Russia. Il presidente ha portato a Francesco il saluto del patriarca di Mosca Kirill, capo degli ortodossi russi, ha riferito padre Federico Lombardi, portavoce vaticano. Ma non ha formulato al Papa l’invito a recarsi in Russia: invito, ha rilevato ancora Lombardi, “che nessuno si aspettava ci fosse”. Un aspetto, questo, che tocca prima di tutto i rapporti tra le due Chiese.

(Fausto Gasparroni/ANSA)

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