Iran: Obama zittisce i critici, è l’ora della diplomazia

Pubblicato il 26 novembre 2013 da redazione

NEW YORK. – E’ l’ora della diplomazia. Barack Obama reagisce alle critiche dei tanti scettici che in queste ore mettono in discussione lo storico accordo raggiunto con l’Iran. E attraverso la politica estera cerca di rilanciare una presidenza profondamente in crisi e la sua immagine di leader fortemente appannata. Ma il suo non appare solo un calcolo politico. Anche se per la prima volta un sondaggio dà i repubblicani in vantaggio sui democratici in vista delle elezioni di midterm del 2014. Nel ridisegnare la strategia Usa, rimettendo al centro della politica estera l’azione diplomatica, Obama cerca di tener fede ad una delle promesse fatte già nel 2008 e ribadite a inizio anno, quando partì il suo secondo mandato: chiudere definitivamente l’era del post-11 settembre 2001, cercando il dialogo con tutti, anche con i Paesi tradizionalmente nemici dell’America. Una strategia rischiosa, ma che – notano in molti – forse comincia a dare i suoi frutti. Il presidente americano, intervenendo ad un evento a Beverly Hills, California, spiega come l’intesa con Teheran apra una nuova prospettiva: “Con mezzi pacifici e con la diplomazia si possono spazzare via le nubi che incombono sul Medio Oriente”. “Questa è la cosa giusta da fare per gli Usa, per i suoi alleati, per Israele”, sottolinea con forza. “Questo è quello che dovete aspettarvi da me come presidente degli Stati Uniti. Questo è quello che richiedono i tempi”, incalza rivolto soprattutto ai detrattori che si ritrova in casa, e non solo tra le fila dei repubblicani: “Qui non si tratta di politica, non è un gioco. La posta in palio è straordinariamente alta”, riguarda la sicurezza dell’America. Obama apre dunque la porta a scenari impensabili fino a qualche mese fa, con il riavvicinamento all’Iran che potrà favorire una soluzione diplomatica anche sul fronte Siria, oltre che sulla gestione del futuro Afghanistan. Parallelamente, poi, c’è lo sforzo profuso negli ultimi mesi per rilanciare ai massimi livelli il processo di pace tra israeliani e palestinesi. Su questi tre pilastri – Iran, Siria e questione palestinese – Obama potrebbe costruire il suo riscatto, passando alla storia non come presidente inaffidabile e senza leadership (come lo descrivono gli ultimi sondaggi), ma come colui che ha ridisegnato la mappa geopolitica nella regione più instabile del mondo. “Nessuna opzione va tolta dal tavolo quando si tratta di garantire la sicurezza degli Stati Uniti e dei suoi alleati – chiarisce Obama – ma farò tutto il possibile per cercare di risolvere le questioni senza ricorrere a conflitti militari”. Perché – si spiega sulla grande stampa Usa, dal Washington Post al New York Times – al di là delle critiche c’è un dato di fatto: l’accordo che in qualche modo ferma la corsa dell’Iran verso la bomba atomica per ora allontana il rischio di una nuova imminente guerra, con Israele già da tempo pronta ad agire.

(Ugo Caltagirone/ANSA)

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