Unione Europea: 2013 anno di svolta per le Pmi, anche per le italiane in difficoltà

Pubblicato il 26 novembre 2013 da redazione

BRUXELLES. – Il 2013 può essere l’anno della svolta per le pmi europee verso il ritorno alla crescita. Gli indicatori, per la prima volta dal 2008, vanno infatti nella giusta direzione. E anche le imprese italiane, pur se tra le più in difficoltà con un rallentamento della ripresa nel 2012 e una performance-paese sotto la media Ue su molti fronti tra cui esportazioni internazionali e mercato unico, dovrebbero seguire la tendenza positiva generale. E’ il quadro che emerge dal rapporto Ue 2013 sull’attuazione dello Small Business Act, dove si prevede un aumento combinato dell’occupazione (+0,3%) e del valore aggiunto (+1%) generato dalle pmi rispetto al 2012. Una tendenza positiva, questa, che dovrebbe ulteriormente accelerare nel 2014. ”Le nostre iniziative per aiutare le pmi a superare le difficoltà di questo periodo hanno prodotto risultati positivi”, ha dichiarato il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, sottolineando che ”le pmi stanno per riprendere il percorso della crescita”. Si assiste infatti ad un ”ottimismo moderato” con aumenti degli indicatori ”ancora modesti”, ma ”quel che importa è che sia cambiata la tendenza europea con gl’indici che ora vanno tutti nella buona direzione”, ha spiegato il direttore per la crescita sostenibile della Commissione Ue Carlo Pettinelli. E anche se l’Italia esce dal rapporto con risultati che ”continuano a essere al di sotto della media dell’Ue” in 8 campi su 10 (in particolare accesso al credito, ritardi nei pagamenti, seconda possibilità per chi fallisce, imprenditorialità, mercato unico), questa, spiega l’esperto Ue, ”dovrebbe seguire la tendenza europea anche se non siamo sulle stesse cifre”. Il Paese, infatti, ”risente delle difficoltà generali del quadro economico, ma ci sono segnali positivi”. Le meno resistenti alla crisi sono state le microimprese, pari al 94,4% delle aziende italiane, con un livello tecnologico medio-basso e non in grado di sfruttare – a differenze delle imprese più grandi – i mercati emergenti. E ”la predominanza delle microimprese”, avverte il rapporto Ue, ”rischia di avere un effetto significativo sulle prospettive di crescita del settore delle pmi in Italia”. Il nodo chiave resta ”la rapida attuazione” delle misure del governo a favore delle pmi già annunciate nel 2011 e nel 2012, ma ”il clima di incertezza politica costituisce un rischio per la loro puntuale attuazione”. Intanto tra il 2008 e il 2012 il valore aggiunto delle pmi italiane è crollato del 10%, il numero degli occupati è sceso del 5% e il numero delle imprese del 2%.

(Lucia Sali/ANSA)

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