Vertice di Vilnius, fumata nera sull’Ucraina

Pubblicato il 29 novembre 2013 da redazione

VILNIUS – Fumata nera al vertice di Vilnius sull’accordo politico e commerciale fra Unione europea e Ucraina. Mentre a Kiev continua la protesta filo-europea con migliaia di manifestanti nelle piazze, nella capitale lituana a nulla sono valsi i tentativi di un compromesso “last minute” per consentire la firma in un prossimo futuro. Il presidente ucraino, Viktor Ianukovich, è stato irremovibile nel bloccare l’intesa.

– Ho detto, con forza, al presidente Ianukovich, che la porta rimane aperta – ha affermato il premier Enrico Letta, secondo cui “sarebbe un errore storico” lo stop all’avvicinamento di Kiev all’Unione dei 28. Una decisione sui cui pesa l’ombra di Mosca, a cui Bruxelles ha parlato forte e chiaro.

– Il tempo della sovranità limitata in Europa è finito – ha avvertito il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, definendo “inaccettabile” un possibile “veto” di Mosca su un accordo bilaterale Ue-Ucraina. Tanto che l’argomento verrà affrontato nel prossimo summit Ue-Russia di fine gennaio, dove i leader europei cercheranno di far passare il messaggio che “relazioni più forti della Ue con i vicini a est non arrivano a spese” della Russia, una posizione che finora però non ha dato risultati e non è riuscita a stemperare quel clima di “sospetto reciproco” denunciato da Letta.

Al summit l’Ucraina ha ribadito la sua intenzione di “voler firmare l’accordo in un prossimo futuro”, cercando di alzare la posta degli aiuti economici europei. Ma per Bruxelles un patto con l’Ue “a lungo termine” porterebbe ad un aumento del 6% del pil di Kiev e farebbe risparmiare 500 milioni di euro l’anno di dazi sull’import. Quindi la tesi che l’accordo comporterebbe dei danni economici “è falsa”, ha sottolineato Barroso.

La presidente lituana, Dalia Grybauskaite, invece non ha risparmiato un attacco diretto contro Ianukovich, affermando che “probabilmente la pressione esterna (della Russia, ndr) è più una scusa della leadership ucraina per fermare il processo di integrazione con l’Ue”. Un processo “con un appoggio pubblico senza precedenti”, si legge a sorpresa nelle conclusioni del vertice, ricordando nero su bianco le proteste degli ucraini, che anche ieri si sono riversati in massa nelle piazze.

Alcune migliaia di manifestanti pro-Ue hanno dato vita a una catena umana simbolica tenendosi per mano da piazza Maida a Kiev, cuore della protesta, in direzione dell’Europa. Un’iniziativa simile, stando agli organizzatori, si è svolta anche a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, dove la catena umana sarebbe stata formata da circa 20 mila persone. Il flop con Kiev però ha di fatto offuscato il terzo summit fra l’Ue e i sei Paesi partner dell’est, con la partecipazione di 14 presidenti e 19 premier da tutta Europa, in una Vilnius addobbata a festa con le bandiere dei 34 paesi partecipanti.

E’ stato un vertice con “chiari e scuri per l’Ue”, ma allo stesso tempo “essere qui”, in un Paese ex sovietico che ha in mano la presidenza dell’Unione europea, “è comunque segno di un successo storico”, ha affermato Letta. Moldavia e Georgia il loro accordo di associazione l’hanno siglato e arriveranno probabilmente alla firma l’anno prossimo, durante il semestre di presidenza italiano dell’Ue. Non va dimenticato che l’Ucraina alla fine ha siglato l’intesa sullo spazio aereo comune e l’Azerbaijan ha firmato quella sulla liberalizzazione dei visti, a cui punta anche la Bielorussia, mentre l’Armenia ha ribadito l’interesse in una maggiore cooperazione.

Quel che è certo è che la partita con Kiev non è chiusa. L’Ue non molla la presa ed è già pronta a far ripartire la missione Cox-Kwasniewski a Kiev, decisi a non lasciare un vuoto politico e a non abbandonare Iulia Timoshenko, condannata a sette anni di reclusione in un processo che Ue e Usa ritengono di matrice politica.

La leader dell’opposizione peraltro, secondo fonti a lei vicine, potrebbe presto tornare in cella ed essere costretta a interrompere le cure per l’ernia del disco per la quale è ricoverata da più di un anno e mezzo all’ospedale centrale numero 5 di Kharkiv

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